Minima Cardiniana 367/2
Domenica 27 febbraio 2022
Ottava Domenica del Tempo Ordinario
Ultima domenica di carnevale
San Leandro Vescovo
EDITORIALE
Dal Vangelo di oggi (Luca,Ā 6, 41-42)
āPerchĆ© guardi la pagliuzza chāĆØ nellāocchio del tuo fratello e non tāaccorgi della trave che ĆØ nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: ā Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che ĆØ nel tuo occhio -, mentre tu stesso non vedi la trave che ĆØ nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dallāocchio del tuo fratelloā.

NEL DONBASS NON CI SONO BAMBINI CHE ABBRACCIANO PIANGENDO LE BAMBOLINE, E NEMMENO VECCHIETTE CHE ATTRAVERSANO PENOSAMENTE LA STRADAā¦
⦠cosƬ come non ce nāerano nĆ© la traccia nĆ© lāombra, una manciata di anni o di mesi fa e anche adesso, nĆ© a Gaza, nĆ© a Beirut, nĆ© a Belgrado, nĆ© a Kabul, nĆ© a Baghdad, nĆ© a Tripoli, nĆ© a Damasco.
Cari miei, parliamoci chiaro. Sono ormai tre notti che quasi non dormo per seguire quel che avviene tra Russia e Ucraina, due paesi che mi sono carissimi e dove ho tanti amici; da tre giorni sto attaccato al telefono e al computer. Anchāio combatto, anchāio fo la mia guerra, come canticchiavano unāottantina di anni fa bambini poco più grandi di me (io ero troppo piccolo per cantare). Questa guerra me la sento addosso, me la sento dentro: e mi fa male. Al tempo stesso, ĆØ chiaro che sono indignato e inferocito come forse non mai.
Fermare la guerra. Era giĆ in atto da tempo, ma ālāOccidenteā ā questa parola infame e ambigua, che oggi sembra tornare di gran moda ā non faceva nulla per ridurre il governo ucraino a più moderati consigli. Al contrario. LāaggressivitĆ di Zelensky nei confronti del Donbass si fondava sulla ferma convinzione che la NATO fosse disposta a tutto pur di metter a punto il suo disegno di avvicinarsi varie centinaia di chilometri alla frontiera russa e installarvi i suoi missili a testata nucleari puntati su Mosca, quelli in grado di colpire a oltre 3000 chilometri. Il governo russo ammoniva severamente, poi minacciava: ma si era sicuri che non avrebbe osato. Invece alla fine ha osato eccome. Non come aggressore, ma come a sua volta minacciato di aggressione.
Fermare la guerra. à questa la priorità . Forse si sarebbe dovuto agire prima: da parecchi giorni ormai la stretta ucraina sulle città del Donbass si era fatta più pesante, mentre Zelensky insisteva per essere ammesso nella NATO in extremis. Era una speranza disperata, una follia: ma era non meno chiaro che Putin prendeva in considerazione tale possibilità estrema, che se si fosse verificata gli avrebbe definitivamente legato le mani oppure costretto a considerarla come una dichiarazione di guerra de facto. Ma il presidente ucraino andava irresponsabilmente per la sua strada, certo di avere il gigante americano alle sue spalle. à incomprensibile, ma non si era reso conto che Putin a quel punto poteva fare solo quello che ha fatto: e farlo subito.
Fermare la guerra. Era la prioritĆ fin dallāinizio. A livello diplomatico, quando una guerra incombe, si ricorre a trattative magari affrettate, magari āin perditaā, perfino col rischio di apparire deboli. Si fanno proposte, e quindi bisogna anche offrire qualcosa di appetibile. Ad esempio esporre in che misura e fino a che punto si ĆØ disposti ad alleviare un sistema sanzionario in atto a fronte di un arresto o di una ritirata del nemico chāĆØ ancora potenziale. Da quando in qua si risponde a una minaccia di guerra aggravando le ragioni che lāhanno provocata, a meno che quella guerra non la si voglia sul serio e a tutti i costi?
Ora, ecco qua. Unāaggressione degli ucraini contro il Donbass ĆØ irrilevante: non la si vede da lontano, ha modestissime dimensioni e può essere ādimenticataā tantopiù che i russofoni della foce del Don non interessano a nessuno in Occidente. Ma quando si muove lāOrso di Mosca, tutto cambia aspetto: e giù col mostro aggressore, col tiranno assassino. Giù con iĀ mediaĀ asserviti quasi tutti alla politica (quindi al parlamento italiano eletto con un numero di votanti cosƬ basso come prima non si era mai visto), la quale con i suoi partiti esangui, sempre meno autorevoli presso la pubblica opinione e sempre più omologati ā fra il āpatriottismo sovranistaā della Meloni, lāeuratlantismo blindato di Renzi e lāeuratlantismo solo apparentemente più articolato di Letta non cāĆØ pratica differenza ā ĆØ a sua volta asservita agli alti comandi della NATO e al presidente degli USA, a sua volta asservito alla logica del potere, del profitto e della produzione dettatagli dai Signori di Davos. Che poi questi ultimi comincino a loro volta a preoccuparsi per le ripercussioni delle sanzioni alla Russia, ĆØ un altro discorso: e ne vedremo in atto le conseguenze fra qualche giorno.
Attenti quindi al pacifismo peloso di chi si preoccupa per i suoi interessi e i suoi profitti: se Mosca piangerĆ , non rideranno nĆ© Wall Street, nĆ© la City, nĆ© Francoforte. Questo ĆØ quanto preoccupa ora lorsignori, non certo i disagi e le sofferenze della gente. Mentre si continuano a ignorare o a fraintendere i segnali. Ad esempio, i russi indugiano a sottoporre Kiev alla stretta finale. Davvero si crede che siano stati impressionati dal fatto che il governo ucraino ha fatto girare qualche fucile tra gli adolescenti e i vecchietti? Davvero non ci sfiora il sospetto che stiano fermi in quanto sono in corso trattative e Putin intende dare agli ucraini il tempo dāuna pausa di riflessione che, se volesse, potrebbe tranquillamente negare?
Ma intanto sono senza dubbio le vittime del momento a salire al proscenio e ad essere sistemati nelle lucenti vetrine massmediali. Che cāinondano di bambini e di bambine che piangono abbracciando orsacchiotti e bambolette e gattini, di vecchiette che penosamente attraversano le strade sotto i bombardamenti, magari perfino con quelĀ GrandguignolĀ di volti insanguinati e di cadaveri dilaniati che specie in TV ĆØ oggetto da sempre di un trattamento bipolare: vi sono cadaveri di serie A che si debbono mostrare per trasformarli nella moneta sonante del consenso e cadaveri di serie B che ĆØ meglio nascondere per non āturbareā chi li vede. Ed ĆØ evidente che i morti di Kiev ucraini sono di serie A: come le bambine che piangono avvinghiate agli orsacchiotti e le vecchiette che penano ad attraversare la strada per porsi al riparo.
Ma di grazia, razza di vipere e sepolcri imbiancati che non siate altro; ci voleva Kiev per svegliarvi allāumana compassione suscitata per ricavarne risultati politici antirussi? Ć vero che, in un passato anche recente, le cittĆ di Gaza, di Beirut, di Belgrado, di Kabul, di Baghdad, di Damasco, erano piene di cadaveri di serie B dei quali non si doveva parlare per non āturbareā le nostre coscienze, ma davvero non vi eravate accorti della massa di sofferenza che i nostri bombardamenti āchirurgiciā e le nostre bombe āintelligentiā stavano provocando? Anzi, mi ricordo i gridolini di gioia che si alzavano dai salotti delle buone famiglie italiane, in quelle notti del 2003 in cui la TV ci mostrava il bombardamento di Baghdad, con il fantastico sfrecciare di quei raggi verdi sugli edifici presi di mira. Che spettacolo! Ci pensavate alla pena e al terrore lĆ sotto? Bene: ora ĆØ il turno degli ucraini per soffrire e per aver paura. Domani potrebbe arrivare anche il nostro turno, e pensare che ci preoccupiamo giĆ del gas per il riscaldamento. Se comincia cosƬ, la nostra volontĆ di resistenzaā¦
Lavoriamo per la pace, dunque. Ma facciamolo con realismo, senza piagnistei e senza isterismi manichei. Manifestare per la pace ma al tempo stesso āschierarsi con lāOccidenteā, āsenza se e senza maā, significa solo contribuire a correre a passo di carica verso una prosecuzione e un allargamento del conflitto che non può giovare a nessuno. Le guerre, le perdono tutti.
Da Minima Cardiniana:







