Brics: il Sudafrica suona la sveglia su Gaza
di Domenico D’Amico
Nella giornata di oggi si è tenuta, convocata di urgenza dalla temporanea reggenza sudafricana del Presidente Cyril Ramaphosa, il vertice dei BRICS: versione on line, allargata anche ai prossimi e futuri Paesi membri come, tra gli altri, Argentina, Egitto, Arabia Saudita, Iran. Annunciato come parte della riunione anche il Segretario Generale dell’ONU Guterres: l’urgenza è data dall’ordine del giorno voluto dal Presidente Ramaphosa che è tutto incentrato sulla tragica situazione a Gaza e in Cisgiordania. Nei giorni scorsi difatti Pretoria ha promosso presso la Corte Penale Internazionale la richiesta di un mandato di cattura contro il premier israeliano, accusato di genocidio. Accusa ribadita in apertura del vertice dei Brics: “Il castigo collettivo di civili palestinesi attraverso l’uso illegale della forza da parte di Israele e’ un crimine di guerra. Il deliberato diniego di medicine, carburante, cibo e acqua ai residenti di Gaza equivale a genocidio”, ha affermato Ramaphosa.
Il Presidente cinese Xi Ji Ping, intervenuto successivamente, ha detto invece, accreditando sempre di più il suo Paese come il mediatore naturale del conflitto: “Non ci possono essere pace e sicurezza durature in Medio Oriente senza una giusta soluzione alla questione della Palestina” chiedendo che “una conferenza di pace internazionale sia organizzata al più presto” per arrivare rapidamente a “un consenso internazionale”.
Ha parlato invece con insistenza di cessate il fuoco il Presidente russo Vladimir Putin, sottolineando che a Gaza è in corso una ‘catastrofe umana’.
Ancora più duro il discorso del Presidente iraniano Raisi, che definisce “Israele come un regime terroristico e il suo esercito come un’organizzazione terroristica”, suggerendo poi “di rompere i legami politici, economici e militari con Israele” e sottolineando come siano in realtà tutti i Paesi occidentali della Nato a opporsi a un cessate il fuoco. Infine il principe saudita Mohammed bin Salman ha dichiarato: “Chiediamo a tutti i Paesi di fermare le esportazioni di armi verso Israele, e anche l’immediata sospensione delle operazioni militari e l’apertura di corridoi umanitari per aiutare i civili nella Striscia di Gaza”.
Posizioni eterogenee che confluiscono poi nel comunicato finale, dove si legge “Abbiamo ribadito il nostro forte sostegno agli sforzi regionali e internazionali volti a raggiungere la cessazione immediata delle ostilità, la protezione dei civili e la fornitura di assistenza umanitaria”, e dove viene anche ribadito il no categorico alla deportazione dei palestinesi.
Appello che coinvolge necessariamente l’Assemblea delle Nazioni Unite, dove molti Paesi queste settimane cercano di far valere il diritto internazionale ormai apertamente disatteso ogni giorno sempre di più dal governo israeliano e dal suo esercito in spregio a tutte le regole comuni di cui l’ONU dovrebbe essere il rappresentate a livello mondiale e che vede proprio in Tel Aviv il suo storico e recidivo trasgressore