Il Gran Giurì incrimina Trump
di Jeff Hoffman
Giovedì 30 marzo il Gran Giurì del Tribunale di Manhattan ha votato per l’incriminazione dell’ex presidente Donald Trump.
“E’ una persecuzione politica e un’interferenza elettorale ai massimi livelli senza precedenti nella storia”, ha subito commentato Trump. “Come l’arresto di un presidente può rafforzare una democrazia”, è il titolo invece di un articolo del New York Times che, di prassi, accorda gli strumenti per tutta l’orchestra mediatica della stampa coloniale.
Mentre i sondaggi e tutte le indicazioni danno l’ex presidente come probabile vincitore delle elezioni 2024 e il famoso sciamano del Campidoglio viene liberato dal carcere, il Tribunale di Manhattan pensa bene di offrire agli USA e alle sue colonie una nuova rappresentazione mediatica della democrazia hollywoodista.
La colpa, stando a quanto emerso finora, consisterebbe nell’utilizzo di fondi elettorali per aver comprato il silenzio di una pornostar in seguito a una relazione sessuale. Si tratta di 130mila dollari a favore dell’attrice porno Stormy Daniels e di un secondo pagamento a favore della modella di Playboy, Karen McDougal. La stessa procura di NY aveva per altro già indagato Donald Trump per lo stesso caso, per poi rinunciarvi nel 2019.
Resta però il fatto che negli Stati Uniti pagare per silenziare una testimonianza non è di per sé un reato e, difatti, secondo il Tribunale della Grande Mela, Trump avrebbe infranto la legge impiegando fondi elettorali.
L’incriminazione, tuttavia, oltre a dare il via alla narrativa della super democrazia politicamente corretta, non preclude al proprietario delle Trump towers di correre alle elezioni del 2024.
Nel frattempo, come largamente previsto, la città di New York serra i ranghi della sicurezza e schiera eserciti di poliziotti a difesa dei palazzi.