di Elisa Angelone
Nella tarda mattinata di sabato 6 maggio, nei pressi della città russa di Nizhny Novgorod, una bomba ha fatto saltare in aria l’auto su cui viaggiava il noto scrittore e attivista politico russo Zachar Prilepin insieme alla figlia e all’autista, nonché amico, Aleksandr Shubin. L’autista è morto sul colpo, mentre lo scrittore è rimasto gravemente ferito ed è stato subito trasportato in ospedale per essere operato. Illesa la figlia, che sarebbe invece scesa dall’auto giusto in tempo.
Prilepin stava facendo ritorno a casa dopo mesi trascorsi in Donbass, dove era attivo dal 2014 come reporter, operatore umanitario e, recentemente, anche come comandante di un proprio battaglione. Secondo quanto noto finora, l’ordigno sarebbe stato piazzato lungo il percorso dell’auto e attivato tramite un segnale del sistema satellitare russo Glonass – segno, questo, che le tecniche di chi intende eliminare personaggi “scomodi” in quanto sostenitori della causa di Mosca si stanno affinando. Già, perché, esattamente come Darya Dugina, assassinata l’anno scorso, e il blogger Maksim Fomin, ucciso in un attentato a San Pietroburgo appena un mese fa, anche Prilepin fa parte di quella schiera di attivisti e opinionisti definiti in Russia patriottici e, per questo, nel mirino di Kiev&alleati. Come Darya Dugina e Maksim Fomin, infatti, il noto scrittore russo, già co-presidente del partito “Una Russia giusta” e ideatore, tra l’altro, del festival Tradizione cui aveva partecipato Darya prima di morire, gode di largo seguito in Russia e non solo. Non a caso sulla stampa nostrana questi personaggi in grado di influenzare l’opinione pubblica in Russia in senso patriottico, vengono definiti “influencer dell’orrore”. A Mosca appare quindi chiaro fin da subito chi possano essere i mandanti e gli esecutori di simili attentati. “Washington e i suoi partner della NATO hanno nutrito un’altra cellula terroristica internazionale: il regime di Kiev. Dopo bin Laden e l’ISIS, ora abbiamo Zelensky e i suoi scagnozzi. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono direttamente responsabili”. Questo quanto ha scritto sul suo canale Telegram la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova poco dopo la notizia dell’attentato. Attentato che per Mosca è un altro “atto terroristico” di fronte al quale il silenzio della comunità internazionale è da considerarsi “inaccettabile”. In particolare, il silenzio di Washington sarebbe, per il ministero degli Esteri russo, alla stregua di un’ammissione di colpa.
A reclamare la responsabilità dell’attentato è stato subito il gruppo Atesh, che si definisce “movimento militare di ucraini e tatari di Crimea”, nato in seguito alla scoppio del conflitto aperto in ucraina nel 2022. A queste dichiarazioni, tuttavia, non sembra essere dato spazio sui media russi.
Lo stesso 6 maggio, infatti, le autorità russe hanno arrestato Aleksandr Permyakov, un giovane cittadino russo di nazionalità ucraina che si trovava non distante dal luogo dell’esplosione. Sottoposto a interrogatorio, secondo quanto noto finora, Permyakov ha ammesso di aver agito su ordine dei servizi segreti ucraini.
Nel frattempo, risvegliato dal coma farmacologico, le prime parole di Prilepin sono state per l’autista e compagno Shubin, rimasto vittima della furia di quanti vorrebbero annientare in tutto e per tutto la cultura e il mondo russo colpendone i principali punti di riferimento del momento.