di Domenico D’Amico
La definizione della Treccani di Embedded Journalist, figura di giornalista aggregato alle truppe di un esercito, recita così: “Forma di giornalismo di guerra tipica di corrispondenti aggregati in vario modo alle truppe.[…] La locuzione è nata nel 21° secolo e fa riferimento a giornalisti incorporati nell’esercito statunitense.”
I giornalisti incorporati di solito ricevono un breve addestramento e firmano un patto con l’esercito affinché non rivelino informazioni critiche per l’esercito stesso.
Da ieri, su tutti i media mondiali, è scoppiata la polemica alimentata dal sedicente sito israeliano “HonestReporting”: alcuni giornalisti di celeberrime testate come Reuters o CNN assieme ad altri giornalisti freelance avrebbero fisicamente seguito l’azione militare di Hamas del 7 ottobre sin dall’inizio, lasciando pensare quindi a una certa consapevolezza degli stessi rispetto a quello che stava per succedere di lì a poco.
Un problema etico cruciale per il giornalismo mondiale “incorporato” o embedded, che dir si voglia, al Sistema: come potranno mai giustificare da adesso in poi le loro veline ministeriali spacciate per articoli?
Considerazione ironica, per dire che il problema ovviamente non esiste, perché due sono le cose: o vale per tutti il concetto di “giornalismo incorporato” o non vale per nessuno. Altrimenti assistiamo solamente a dei giochi retorici fatti per confondere le idee al pubblico, attraverso l’uso artefatto delle parole.
O forse dobbiamo pensar male e ipotizzare che il vero timore di chi ha in mano la narrazione mainstream è che la testimonianza di questi giornalisti porti a un racconto diverso dei fatti del 7 ottobre?