di Jeff Hoffman
Si svolgerà il 16 giugno e sarà il primo gay pride di Kiev dall’inizio del conflitto.
Per motivi “di sicurezza” la parata si terrà nella metropolitana di Kiev con un massimo di 500 partecipanti. Lanciata anche una campagna di raccolta fondi per raggiungere 4 milioni di grivne, quasi 100mila dollari, da destinare a cinque aziende che forniscono vari tipi di droni all’esercito ucraino.
“Incoraggiamo tutte le persone LGBTQ+ e gli alleati a partecipare alla campagna”, dice Kiev adattando le rivendicazioni sui diritti di genere alla fornitura di armi e confermando, semmai ce ne fosse bisogno, lo stretto rapporto fra la campagna LGBTQ e la cosiddetta Alleanza Atlantica, da sempre fra i grandi promotori del carosello transgender.
Significativo il fatto che lo psico-democratico governo di Kiev abbia bandito la Chiesa Ortodossa e i suoi sacerdoti in quanto fermi oppositori della strategia “cancel culture” e della filosofia transgender.
“La società civile ucraina sta cercando di cacciare la Chiesa ortodossa, che è la più contraria agli omosessuali in Ucraina”, ha fieramente dichiarato un attivista LGBT alla presentazione della cosiddetta “parata dell’uguaglianza”, titolo del gay pride ucraino 2024.
E la “tabula rasa” ucraina è servita.