di Gionata Chatillard
A lanciare l’allarme è stato Devlet Bahçeli, alleato del presidente Erdogan. Secondo il politico nazonalista, in Turchia si starebbe preparando un colpo di Stato come quello del 2016, quando una parte delle Forze Armate provò a rovesciare il Governo per riprendere il controllo del paese.
Dopo le dichiarazioni del suo alleato, Erdogan ha convocato ieri una riunione d’emergenza a cui hanno partecipato i vertici del Ministero di Giustizia e dei servizi segreti. La procura di Ankara, nel frattempo, ha immediatamente avviato le indagini per vederci chiaro sulla possibile cospirazione in atto. Il tutto, poche ore dopo che le forze dell’ordine avevano arrestato 544 persone in 62 province del paese euroasiatico.
“Sappiamo chi è la mente dell’operazione”, ha dichiarato il presidente turco in Parlamento. Il sospetto è infatti che i presunti cospiratori siano agenti a servizio del predicatore Fethullah Gulen, che vive negli Stati Uniti e che Ankara considera come il responsabile del fallito colpo di Stato di 8 anni fa.
Dopo quel tentativo di golpe, il Governo operò un vero e proprio repulisti tra le fila della pubblica amministrazione, procedendo al licenziamento di migliaia di giudici e ufficiali, ma anche chiudendo decine di giornali e televisioni. Il tempo dirà se quanto successo nelle ultime porterà all’introduzione di misure simili. Ciò che però pare certo, è che la destabilizzazione è tornata ieri a bussare alle porte non solo della Slovacchia, ma anche della Turchia.