di Margherita Furlan
Mentre il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, è volata a Pechino per raccontare gentilmente all’ex Celeste Impero la sua posizione su Taiwan, come spiega la stessa stampa tedesca
la Cina ha avviato definitivamente il processo di de-dollarizzazione. Il contratto multimiliardario della Cina con la Russia per 30 anni di forniture di gas non menziona il dollaro. In più, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico ha da poco sviluppato un piano commerciale incentrato sull’abbandono del dollaro, seguendo i processi portati avanti da Pechino. Questi paesi concluderanno dunque accordi bilaterali solo in valute nazionali. Tra l’altro, accordi sulla transizione a tali operazioni nel commercio transfrontaliero sono già stati siglati da Giappone e Indonesia, così come da Thailandia, Malesia e Filippine. In questi giorni, il viaggio in Cina del presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, rappresenta un ulteriore capitolo nel processo di de-dollarizzazione del mondo multipolare. Ieri, giovedì 13 aprile, Lula ha partecipato alla Cerimonia di Inaugurazione della Presidenza della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, che ha visto l’ex presidente del Brasile, Dilma Rousseff, assumere la guida, a Pechino, dell’istituzione bancaria che mira a mobilitare le risorse necessarie per la costruzione di infrastrutture e la progettazione dello sviluppo sostenibile nei Paesi emergenti. In quest’ambito, Lula ha dichiarato che i Paesi del Sud Globale devono abbandonare il dollaro e rafforzare le proprie valute locali. “Chi ha deciso che le nostre valute sono deboli o prive di valore? Perché una banca, come quella dei BRICS, non può avere una moneta per finanziare le relazioni commerciali tra Brasile e Cina, o tra Brasile e altri Paesi?”, ha sottolineato Lula, mentre dava l’autorizzazione al primo pagamento di GNL da parte del Brasile in yuan. Che Lula piaccia o meno politicamente, Washington ha subito risposto, con la bava alla bocca, proclamando che non starebbe seguendo il diktat dell'”ordine internazionale basato sulle regole”, quelle stesse imposte da Washington. Quindi per il Deep State Lula è oggi un pericolo, semplicemente perché sta facendo esattamente ciò che hanno tentato di fare in passato Saddam Hussein e Ghedaffi. Con un’unica differenza. Oggi Mosca e Pechino sono unite e non possono più essere fermate, nemmeno sul piano militare. Fuck Ue, diceva un tempo Viktoria Nuland. Aveva ragione: la prima a cadere, mentre il dollaro muore, sarà Bruxelles, in preda ad un’asfissia d’intelligenza di ampio respiro.