di Margherita Furlan
La Cina vuole “promuovere le relazioni militari bilaterali con la Russia per raggiungere un livello ancora più alto, al fine di svolgere un ruolo ancora più importante nel sostenere la sicurezza e la stabilità globale“. Lo ha dichiarato mercoledì 31 gennaio il nuovo ministro della Difesa cinese Dong Jun all’omologo russo Sergeij Shoigu durante una videochiamata, il primo confronto tra i due dal ricambio ai vertici del dicastero cinese. Shoigu ha replicato che Mosca “è disposta a collaborare con la Cina per innovare nei campi e nei metodi della cooperazione militare bilaterale e per spingere le relazioni tra i due Paesi e i due eserciti a nuovi livelli”. Proprio a Cina e Russia ha fatto allusione il segretario della NATO Jens Stoltenberg in visita negli Stati Uniti dal 27 gennaio al 1° febbraio. “Oggi è l’Ucraina, domani potrebbe essere Taiwan”, ha dichiarato il capo dell’alleanza transatlantica invitando l’Occidente a non interrompere gli aiuti all’Ucraina in previsione di una possibile vittoria di Trump alle presidenziali di novembre. Al tempo stesso, il 31 gennaio a Bangkok si sono incontrati il consigliere alla sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan e il ministro degli esteri cinese Wang Yi. Secondo quanto rivelato proprio da Sullivan, l’interlocuzione in Thailandia è stata l’occasione per ribadire i timori americani per il sostegno della Cina agli sforzi della Russia per ricostruire la sua base industriale per la difesa, ricordando l’ordine esecutivo firmato a fine dicembre che rafforza il potere sanzionatorio degli Stati Uniti contro coloro che sostengono lo sforzo bellico della Russia. Il funzionario americano ha inoltre aggiunto che Washington rilascerà presto un’altra serie di restrizioni all’esportazione di tecnologia, suggerendo che potrebbe avvenire in autunno. I due hanno anche discusso di Taiwan, con Sullivan che ha sottolineato l’importanza di mantenere la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan. In risposta, stando a quanto riportato dall’agenzia Xinhua, Wang ha sottolineato che la questione di Taiwan è un affare interno della Cina e che le recenti elezioni “non possono cambiare il fatto fondamentale che Taiwan fa parte della Cina”.