di Fabio Belli
Il tribunale arbitrale presso la Corte internazionale dell’Aia ha chiesto alla Russia di pagare alla compagnia ucraina Naftogaz un risarcimento di 5 miliardi di dollari.
La motivazione, secondo la parte ucraina, sarebbe dovuta a una presunta perdita di beni in Crimea e condannerebbe Mosca anche a sostenere i costi del procedimento legale.
La decisione conclude una richiesta di risarcimento avviata da Naftogaz nel 2016 in cui si millantava, fra le altre cose, un’espropriazione di investimenti energetici strategicamente importanti, nella fattispecie quelli ubicati nella penisola di Crimea che due anni prima aveva deciso tramite referendum di ritornare a far parte della Federazione Russa.
La decisione dell’Aia a favore di Kiev era già stata anticipata nel 2019, da allora era rimasto solo da stabilire l’entità del risarcimento. Un risarcimento che è ben lontano dall’essere erogato visto che Mosca ha dichiarato in più di un’occasione di non riconoscere il tribunale dell’Aia. D’altronde l’Occidente non riconosce la Crimea come parte della Federazione Russa. Quindi le rivendicazioni, come le provocazioni, potrebbero non avere fine.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha tuttavia promesso che gli esperti russi analizzeranno la decisione per valutare eventuali azioni di risposta. Tenendo conto che Mosca non rinuncerà mai al porto di Sebastopoli.