Crisi energetica e l’asso nella manica di Putin
Il mercato dei prodotti energetici ha aperto lunedì con un aumento asintotico dei prezzi che in poche ore hanno subito una crescita dei prezzi fino al 30%. L’incertezza sui mercati è la conseguenza di una guerra senza limiti di tempo e spazio che l’asse Trump-Netanyahu ha lanciato contro l’Iran, senza chiari obiettivi strategici da raggiungere, che ha provocato la chiusura dello stretto di Hormuz e la distruzione o danneggiamento di infrastrutture petrolifere, con la compromissione delle rotte e degli approvvigionamenti.
Non solo di prodotti petroliferi ma anche risorse e materie fondamentali come alluminio e fertilizzanti. In questo scenario si innesta una speculazione finanziaria che sta letteralmente facendo impazzire i prezzi.
L’incertezza e l’instabilità pesano ancor più sull’Europa e sull’Italia a causa di sanzioni che si stanno convertendo in veri e propri autodivieti verso il petrolio e il gas russo.
Sullo sfondo di una guerra marittima alla flotta russa nel Baltico e non solo, ciò offre a Putin una pericolosa leva da utilizzare contro i Paesi del blocco europeo.
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