di Margherita Furlan e Jeff Hoffman
Non è più un’operazione speciale, adesso siamo in guerra, ha dichiarato oggi il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, aggiungendo che le conseguenze dell’esproprio dei beni russi saranno catastrofiche per coloro che hanno preso tale decisione.
“In Ucraina tutto è iniziato come un’operazione speciale, ma la partecipazione dell’Occidente l’ha trasformata in una guerra”, ha spiegato Peskov senza giri di parole. Il portavoce del Cremlino ha sottolineato inoltre che la Russia non può permettere che esista ai suoi confini uno Stato che abbia l’intenzione documentata di sottrarle la Crimea con qualsiasi mezzo, per non parlare del territorio di nuove regioni.
La NATO ha speso 117 milioni di dollari per assistenza militare non letale all’Ucraina, mentre il costo delle forniture di armi da parte dei paesi membri del blocco ha superato i 100 miliardi di dollari, ha chiosato la portavoce del ministero degli Esteri, Mara Zakharova.
Stamani lo stabilimento Yuzhmash che produce droni per le forze armate ucraine è stato attaccato dalla Russia che ha lanciato uno dei più intensi e diffusi attacchi di missili e droni contro le infrastrutture elettriche ucraine dall’inizio del conflitto.
Dal fronte occidentale, intanto, il capo del comitato militare della NATO, Rob Bauer, ha affermato che l’Alleanza è preparata per un possibile confronto militare con la Russia. Konstantin Malofeev, presidente del consiglio d’amministrazione del gruppo Tsargrad, uomo considerato vicino al Cremlino, ha prontamente risposto: “Non avrei timore della minaccia della NATO perchè è una tigre di carta, un’organizzazione per l’acquisto di costose armi americane a spese dei bilanci dei Paesi europei.” Malofeev ha aggiunto: “Siamo in guerra con la NATO già ora e il miglior esercito di cui si serve è quello dei soldati ucraini che comunque stanno perdendo.”
Così, a due giorni dal 25° anniversario dei bombardamenti della NATO sulla Serbia i leader dell’UE proiettano il Veccchio Continente verso la guerra e aprono i negoziati per per l’adesione all’Unione Europea della Bosnia-Erzegovina.