di Margherita Furlan e Jeff Hoffman
Il summit economico di Davos è troppo costoso perché il governo federale della Svizzera possa parteciparvi. Così i quotidiani elvetici hanno commentato l’inizio del WEF 2024.
D’altro canto, le norme federali sulle spese consentono ai funzionari del governo svizzero di spendere al massimo 211 dollari a notte, o 293 dollari in quelli che vengono definiti “casi eccezionalmente giustificati”. Il prezzo di una camera d’albergo nella località sciistica durante il forum economico si aggira invece intorno ai 1500 dollari a notte. Chiuso lo spazio aereo elvetico, per la sicurezza degli ospiti sono stati dispiegati in tutto il paese circa 5.000 soldati svizzeri, più un esercito di guardie private, cecchini ed esperti di cyber sicurezza.
Assente, in questo caso non per motivi economici, la Turchia: il presidente Recep Tayyip Erdogan ha chiesto ai ministri e funzionari di boicottare l’evento.
Bill Gates, ospite a Davos, ha definito l’intelligenza artificiale il più grande progresso, nell’ambito della produttività, della nostra vita. Così, intervenendo a uno dei primi incontri previsti dal programma, la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha spiegato che l’Intelligenza Artificiale sostituirà più o meno il 60% degli attuali lavoratori globali. “Circa la metà dei posti di lavoro nel cui ambito agisce l’Intelligenza artificiale potrebbero di fatto sostituire le mansioni attualmente svolte dagli umani, con l’effetto di ridurre la domanda di lavoro e di portare a salari più bassi e a una riduzione delle assunzioni”, ha precisato la Georgieva.
A conferma che le brutte notizie non finiscono mai si registra il fatto che a rappresentare il fu Belpaese è il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, mentre tra gli esponenti del mondo imprenditoriale ci saranno i presidenti di Eni ed di Enel, Giuseppe Zafarana e Paolo Scaroni, l’ad di Acea Fabrizio Palermo, gli ad di Intesa Sanpaolo e Unicredit, Carlo Messina e Andrea Orcel, e il presidente di Unicredit Pier Carlo Padoan.
Al centro del quadro, come preannunciato da articoli e post, la cosiddetta “malattia X”, per la quale i partecipanti al summit hanno già una strategia di guerra volta a contrastare lo scoppio di un agente infettivo 20 volte più mortale del precedente.
Non a caso, domani, 17 gennaio, interverrà a Davos il direttore generale dell’OMS, Tedros Ghebreyesus.
Nel frattempo, Zelensky a Davos ammette la sconfitta. Ma i colloqui sulla “formula di pace” da lui proposti, per Mosca sono inutili. Il piano prevede il ritiro delle truppe russe dal territorio che Kiev rivendica come proprio e insiste sulla creazione di un tribunale per perseguire Mosca per presunti crimini di guerra. La Russia ha respinto la proposta perché completamente fuori dalla realtà. Commentando l’incontro di Davos, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, lo ha definito come “parlare per il gusto di parlare”, ribadendo che lo stesso valeva per i precedenti cicli di colloqui dello stesso formato. “Questo processo non è finalizzato e non può essere finalizzato a raggiungere un risultato concreto per una ragione ovvia e semplice: non siamo lì.”
Da Davos, il Qatar condanna gli attacchi americani e britannici sulle postazioni Houthi in Yemen definendoli «rappresaglie che non fanno che aumentare i rischi di escalation nella regione mediorientale». A parlare al World Economic Forum è lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, membro della famiglia regnante, premier e ministro degli esteri del minuscolo emirato del Golfo che resta il primo esportatore mondiale di gas naturale liquefatto, Paese ospitante della più grande base militare statunitense nella regione e principale finanziatore di Hamas. «Non c’è una soluzione militare a questo problema. Ormai l’escalation è in corso nell’intera regione e quella nel Mar Rosso è la più importante», dice Al-Thani.
Il Qatar ieri ha sospeso il passaggio del suo gas naturale verso l’Europa attraverso il Mar Rosso e Suez. «Questa situazione ha cambiato il nostro modo di vedere il commercio marittimo internazionale e gli scambi di gas naturale saranno coinvolti, le nuove rotte sono meno efficienti», sottolinea Al-Thani. E continua: «Dobbiamo affrontare la vera questione, che è la questione palestinese. Serve una soluzione basata sui due Stati, senza di essa non c’è soluzione per la stabilità nel Medio Oriente».
Oggi a Davos è stato il momento anche del premier cinese Li Qiang che ha difeso l’economia di Pechino: «Come per le Alpi, l’economia cinese ha dei picchi meravigliosi e bisogna assumere una visione panoramica. Abbiamo contribuito al 30% della crescita mondiale negli ultimi anni, rappresentiamo il 30% del valore aggiunto industriale del pianeta e abbiamo 400 mila nuove imprese tecnologiche». Il premier cinese ha poi criticato gli Stati Uniti sul fronte dell’intelligenza artificiale. «L’intelligenza artificiale generativa ha creato sorpresa, la gente la ama, ma crea anche delle paure – ha detto Li -. L’AI è una spada a doppio taglio. Se applicata bene può fare del bene, ma pone rischi per la sicurezza e per l’etica. La tecnologia deve fare il bene e questo deve valere anche per l’AI: noi umani dobbiamo controllare la macchina, invece che sia la macchina a controllare noi», ha detto il premier di Pechino che ha sottolineato con i termini tipici della globalizzazione: «Ci dev’essere una linea rossa nello sviluppo dell’AI, che non dev’essere superata da nessuno. L’AI dev’essere inclusiva e deve beneficiare tutti, non solo un piccolo gruppo di persone. Dobbiamo coordinarci fra noi e condividere fra noi i benefici. L’interesse dei Paesi in via di sviluppo deve ricevere priorità, perché lo scarto dai paesi sviluppati non si allarghi».
Prima della chiusura di questa prima giornata è in programma una cena dei leader LGBTQI+ alla quale partecipano, fra gli altri, Shamina Singh, responsabile del Centro per la crescita inclusiva di Mastercard, e l’economista capo di Allianz, Ludovic Subran.