di Gionata Chatillard
Exit strategy cercasi urgentemente. La stampa occidentale, imbeccata dai soliti padroni del discorso, sta facendo di tutto per preparare l’opinione pubblica alla sconfitta dell’Ucraina. Una sconfitta che fino a poche settimane fa i Governi di Europa e Stati Uniti negavano ancora indefessamente in barba a ciò che succedeva sul campo di battaglia. Tuttavia, con il nuovo fronte apertosi a Gaza e il Medio Oriente pronto a esplodere da un momento all’altro, qualcuno ha deciso adesso di aggiustare il tiro, mandando avanti, come al solito, televisione e carta stampata.
E così, la stampa tedesca parlava pochi giorni fa di un “piano segreto” messo in piedi da Joe Biden e Olaf Scholz per porre fine alla guerra e costringere Zelensky a negoziare con Mosca accettando anche “brutali compromessi”. Secondo queste informazioni, pubblicate dal quotidiano Bild e poi smentite nel gioco delle parti delle dichiarazioni ufficiali, Germania e Stati Uniti sarebbero disposte ad accettare trattative anche sull’integrità territoriale ucraina, questione che fino a pochissimo tempo fa era poco meno di un tabù.
A remare nella stessa direzione di Bild c’è poi l’influente settimanale Newsweek, la cui ultima edizione svela quello che era il segreto di Pulcinella, ovvero che Washington non stava sostenendo la guerra per vincerla, ma solo per farla. La rivista non parla direttamente di “sconfitta”, preferendo invece rigirare la frittata sostenendo che una vittoria di Mosca sarebbe in fin dei conti sconveniente per la stessa Casa Bianca, dal momento che la conseguente destituzione di Vladimir Putin finirebbe per lasciare la Russia in un caos che non farebbe comodo a nessuno. Troppa destabilizzazione anche per Washington, sembra dire Newsweek, sostenendo che, a pensarci bene, forse è meglio che il terribile orco del Cremlino rimanga in sella per il bene di tutti.
Fuori dalla narrazione della stampa occidentale, il dato di fatto è che gli aiuti a Zelensky continuano a diminuire o, nella migliore delle ipotesi, a essere rimandati. Le truppe ucraine, fa sapere la stampa tedesca, sono costrette a combattere con fuoristrada sovietici di mezzo secolo fa. Il tutto mentre Berlino annuncia che l’obiettivo dell’Unione Europea di fornire a Kiev un milione di proiettili di artiglieria “non era realistico”. Come se il resto delle favole raccontate all’opinione pubblica del Vecchio Continente lo fosse stato.
A chiudere questo quadretto ampiamente prevedibile ma terribilmente desolante per Zelensky, ci sono poi i primi regolamenti di conti fra gli esponenti dell’establishment ucraino, che hanno già iniziato ad accusarsi reciprocamente per la disfatta. Politici contro militari, militari contro politici, tutti contro tutti. Se qualcuno riuscirà a salvare la faccia, lo farà probabilmente puntando il dito contro il primo capro espiatorio a sua disposizione. E Zelensky, più di altri, dovrà cercarne uno particolarmente convincente.