di Gionata Chatillard
Quando aveva promesso al Governo iraniano la restituzione di 6 miliardi di dollari in cambio della liberazione di 5 detenuti statunitensi, Joe Biden non aveva fatto i conti con i parlamentari dell’opposizione repubblicana. Questi, con la collaborazione di 90 deputati democratici, hanno approvato nelle ultime ore un disegno di legge che intende costringere la Casa Bianca a congelare nuovamente quei fondi. L’iniziativa, che si arenerà probabilmente al Senato, è in ogni caso un chiaro messaggio politico rivolto al presidente, accusato dall’opposizione e da parte dei suoi stessi compagni di partito di essere stato troppo tenero nei confronti di Teheran.
A cambiare le carte in tavola è stata per i repubblicani l’offensiva di Hamas dello scorso 7 ottobre. Un attacco che ha portato l’opposizione a intensificare le critiche verso l’Amministrazione Biden. “C’è solo una lingua che viene compresa dall’Iran, ed è quella della forza”, ha per esempio dichiarato un deputato texano. Altri suoi colleghi di partito sono però andati oltre, sollevando il dubbio che l’accordo tra la Casa Bianca e Teheran non avrebbe a che fare solo con lo scambio di prigionieri, ma anche con il programma nucleare della Repubblica Islamica.
Se i Democratici non dovessero riuscire a raddrizzare la questione in Senato, a ricevere un brutto colpo sarebbe non solo la credibilità di Biden, ma anche quella di tutto il paese. Tirarsi indietro dopo l’avvenuta liberazione di 5 detenuti potrebbe infatti danneggiare ulteriormente l’immagine degli Stati Uniti, la cui affidabilità a livello internazionale è già stata fortemente compromessa dal ritiro unilaterale dell’Amministrazione Trump dall’accordo nucleare nel 2018, ma anche dagli sviluppi che hanno portato alla Guerra in Ucraina 4 anni dopo.