di Gionata Chatillard
Pur essendo uno dei maggiori alleati dell’Esercito Nazionale Libico della Cirenaica, il Governo russo punta a ripristinare piene relazioni diplomatiche anche con il Governo di Unità Nazionale della Tripolitania. Negli ultimi mesi, infatti, Mosca ha intavolato un dialogo con le autorità riconosciute dall’Occidente con l’obiettivo di riaprire la sede ufficiale della propria ambasciata nella capitale del paese africano. Un incontro a tal proposito si è svolto ieri a Tripoli tra il massimo responsabile diplomatico del Governo di Unità Nazionale e l’ambasciatore russo in Libia. Al centro dei colloqui non solo la riapertura della sede diplomatica, ma anche la cooperazione bilaterale, segnale inequivocabile che Mosca non ha nessuna intenzione di chiudere le porte alle autorità di Tripoli.
Ciò non significa che il Cremlino abbia deciso di voltare le spalle all’altra Libia, ovvero alla Cirenaica del generale Khalifa Haftar, con cui la Russia collabora già da anni soprattutto attraverso il gruppo Wagner, compagnia di mercenari attualmente in fase di ristrutturazione in seguito alla morte del suo leader, Yevgeny Prigozhin. A sostituire queste truppe ci sarà in futuro una sorta di Legione Africana controllata direttamente da Mosca. Proprio per questo, negli ultimi giorni il viceministro della Difesa si è recato a Bengasi per affrontare la questione con lo stesso Haftar, in quello che è stato il quarto incontro tra i due negli ultimi 5 mesi.
Obiettivo della Russia è quello di utilizzare la Libia Orientale come trampolino di lancio verso il resto del continente africano, dove Mosca è ormai alleata di un numero crescente di paesi, dal Mali alla Repubblica Centrafricana passando per Niger e Burkina Faso. In cambio della concessione di aeroporti e altre infrastrutture, Haftar chiede al Cremlino di continuare a difendere la sovranità della Cirenaica nei confronti della Tripolitania. Ma a entrare nell’accordo potrebbe anche esserci la costruzione di una base navale a Tobruk, il che permetterebbe a Mosca di gestire un nuovo scalo mediterraneo oltre a quello di Tartus, in Siria. Un’iniziativa che, secondo il quotidiano britannico The Times, preoccuperebbe in particolar modo il Governo di Giorgia Meloni, timoroso che l’accordo possa spalancare le porte al dispiegamento di sottomarini nucleari russi a un tiro di scoppio dalle coste italiane.