di Fabio Belli
Stati Uniti, Regno Unito e Ucraina potrebbero essere dietro l’attacco terroristico di venerdì scorso al Crocus City Hall. È quanto ha affermato il direttore dell’FSB, Aleksandr Bortnikov, secondo il quale le autorità russe starebbero attualmente cercando di stabilire l’identità di tutte le persone coinvolte.
Sempre secondo Bortnikov, l’attacco sarebbe stato preparato dagli stessi islamici radicali, con il gentile contributo dei servizi segreti occidentali e quelli ucraini. Il capo dell’FSB ha ribadito come i terroristi volessero fuggire in Ucraina dove, a suo dire, erano attesi per essere accolti “come eroi”.
Bortnikov ha inoltre affermato che la SBU, servizio segreto ucraino, dovrebbe essere riconosciuta come organizzazione terroristica in Russia. Non a caso, secondo quanto riporta Ria Novosti, il tribunale di Mosca avrebbe emesso un mandato di arresto in contumacia al capo della SBU con l’accusa di terrorismo. Sempre dalla democratica e resistente ucraina, il presidente ucraino Volodimir Zelenskyj ha licenziato il capo del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale, Aleksey Danilov, rimpiazzandolo con Oleksandr Litvinenko, finora capo dei servizi segreti esteri dell’Ucraina. Danilov aveva de facto confermato il coinvolgimento dell’Ucraina nell’attacco terroristico al Crocus rilasciando queste dichiarazioni a caldo: “È divertente oggi a Mosca? Penso che sia molto allegra. Mi piacerebbe credere che organizzeremo questo divertimento per loro più spesso…”
E l’Occidente e i suoi vassalli, dove non arrivano con il terrore, sono sempre pronti con l’ennesima provocazione. Due bombardieri B-1B dell’aeronautica statunitense si sarebbero avvicinati al confine russo nel Mare di Barents. Come contromossa l’aeronautica russa ha affiancato un caccia MiG-31, dopodiché i bombardieri americani avrebbero modificato la rotta senza attraversare il confine russo. Lo ha riferito il servizio stampa del Ministero della Difesa. Si tratterebbe del secondo tentativo negli ultimi tre giorni da parte degli Stati Uniti.
Nel frattempo, il ministro della difesa francese, Sebastien Lecornu, non esclude di ricorrere a requisizioni di personale, di scorte o di strumenti di produzione o di imporre alle industrie di dare priorita’ alle necessita’ militari rispetto a quelle civili per accelerare la produzione di armi e attrezzature militari.
E anche oggi, nel diario di guerra, la follia è servita.