di Elisa Angelone
Da questo mese la Cina avrà ufficialmente accesso al porto russo di Vladivostok. Sulla base di un accordo stipulato tra Mosca e Pechino, il gigante asiatico potrà utilizzare il maggiore porto russo dell’Estremo Oriente per il proprio commercio interno senza dover pagare tasse extra alla Russia. Il porto di Vladivostok, infatti, si trova ad un centinaio di km appena dal confine cinese e per questo in una posizione ottimale per mobilitare le merci dalle province nord-orientali della Cina verso il sud del Paese. Merci che finora Pechino era costretta a spedire via terra, con costi e tempistiche notevoli che ora saranno invece sostanzialmente ridotti.
L’uso del porto di Vladivostok da parte della Cina si inserisce nel quadro di maggiore cooperazione economica e commerciale tra Mosca e Pechino – cooperazione che, già nei primi mesi del 2023, ha registrato un aumento del 40% su base annuale.
L’accesso al porto di Vladivostok, che vanta una posizione strategica sul Mar del Giappone, permette alla Cina di sfruttare a proprio vantaggio un’area geografica che un tempo pure le apparteneva, aprendo anche alla possibilità di maggiori investimenti per le sue regioni nord-orientali. Lo stesso vale per l’Estremo Oriente russo, una regione ricca di risorse ma ancora in gran parte sottosviluppata e che dunque non potrà che beneficiare da una maggiore collaborazione tra Cina e Russia, non solo a livello economico, ma anche logistico.
Come sottolinea il SCMP, permangono ostacoli a livello burocratico e logistico, ma di certo l’accordo su Vladivostok segnala ancora una volta la rapidità dell’integrazione sino-russa, che riguarda anche regioni altamente strategiche, soprattutto per il susseguirsi degli eventi in Asia orientale.