di Gionata Chatillard
Ci ha pensato il Governo del Sudafrica a mettere nero su bianco la parola “genocidio” per definire quanto sta accadendo a Gaza da ormai quasi 3 mesi. Pretoria ha infatti deciso di portare il caso all’attenzione della Corte Internazionale di Giustizia, secondo quanto indicato venerdì scorso dallo stesso tribunale dell’Aia. In concreto, il Governo sudafricano accusa quello di Benjamin Netanyahu di aver violato la Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio. Secondo la denuncia, Israele avrebbe deliberatamente deciso di eliminare i cittadini di Gaza in quanto facenti parte “del più ampio ampio gruppo nazionale, razziale ed etnico dei palestinesi”. Quanto basterebbe, insomma, per configurare un vero e proprio reato di natura genocida.
Israele ha subito rimandato le accuse al mittente, squalificandole come “disgustose diffamazioni” realizzate da un Governo -quello sudafricano- che in realtà sarebbe in combutta con Hamas. Intanto, però, dallo scorso 7 ottobre i bombardamenti nella Striscia di Gaza hanno già causato la morte di 21.000 persone, di cui quasi la metà metà bambini. Una sanguinosa offensiva più volte denunciata dai paesi BRICS e in particolar modo dal Sudafrica, il cui Parlamento aveva già votato a novembre una mozione per chiudere l’ambasciata israeliana a Pretoria. Rimane comunque altamente improbabile che la decisione di ricorrere adesso alla Corte Internazionale di Giustizia possa portare a conseguenze pratiche. Ciononostante, oltre ad avere un valore mediatico, una sentenza dell’Aia potrebbe mettere i paesi occidentali nella condizione di dover prendere una posizione definitiva per poter rispondere alle eventuali richieste del tribunale, e di dover così abbandonare l’ambiguità dietro alla quale molti Governi stanno continuando a nascondersi per evitare di condannare apertamente Israele.
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