di Elisa Angelone
Non si fa altro che promuovere a gran voce l’elettromobilità come alternativa sostenibile rispetto agli inquinanti propulsori a combustione convenzionale. Eppure la corsa alle materie prime necessarie per la produzione di batterie rischia di avere effetti distruttivi per alcune zone del pianeta, forse troppo remote perché la comunità internazionale (con l’Occidente green in prima linea) se ne interessi.
E’ ad esempio il caso dell’isola indonesiana di Halmahera, dove dal 2019 è stato avviato un maxi progetto di estrazione mineraria da parte di Weda Bay Nickel (WBN), una joint venture tra la compagnia mineraria PT Antam, la cinese Newstride Technology e la francese Eramet. L’isola, infatti, vanta una delle maggiori riserve di nichel dell’Indonesia, che già di per sé detiene il 22% delle riserve globali. L’isola indonesiana, tuttavia, oltre alle riserve di nichel, ospita anche ampie foreste abitate dal popolo incontattato degli Hongana Manyawa. Sarebbero circa 500 i membri della tribù indigena che rischiano così di vedersi distruggere le proprie terre a causa delle attività minerarie. Attività che sono illegali ai sensi del diritto internazionale perché le tribù incontattate non possono dare il consenso libero, previo e informato allo sfruttamento delle loro terre. Evidentemente, però, nel nome della “sostenibilità” della vita di pochi, la vita di molti può essere sacrificata.
Vaste aree della foresta considerata sacra dagli Hongana Manyawa sono già state spazzate via dagli interventi delle multinazionali dell’industria verde e con esse rischia di scomparire la stessa comunità indigena.
Il tutto, fra l’altro, con il benestare del governo indonesiano, che ha vietato le esportazioni di nichel per attirare investimenti dall’estero. Strategia, questa, che si sta rivelando proficua per Giacarta. Negli ultimi tre anni, infatti, non sono poche le aziende straniere che hanno deciso di investire in Indonesia per la produzione di batterie per veicoli elettrici. Tra queste vi sono Tesla, la sudcoreana LG Energy, la taiwanese Foxconn e la tedesca BASF, solo per citarne alcune.
Con la crescente concorrenza globale per accaparrarsi le materie prime per l’industria dell’elettrico gli investimenti sono destinati ad aumentare. Un tema, questo, che verrà discusso in dettaglio durante la prossima riunione ministeriale del G7 su clima, ambiente ed energia che si terrà domani, 15 aprile, in Giappone.