di Fabio Belli
Le Forze di Difesa Israeliane hanno annunciato l’espansione della loro offensiva di terra a Gaza che prevede la presa di mira dei campi profughi urbani situati nell’area centrale dell’enclave palestinese.
La situazione nel Medio Oriente è tesa come una corda di violino. Lo testimonia anche il botta e risposta avvenuto fra il presidente turco, Recep Erdogan, e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.
“Quello che fa Netanyahu non è da meno rispetto a quello che ha fatto Hitler”, ha detto Erdogan durante una cerimonia ad Ankara. Dal canto suo il capo del governo israeliano ha replicato accusando il presidente turco di commettere un genocidio nei confronti dei curdi.
Intanto fonti yemenite affermano possibili sabotaggi dei cavi internet globali che passano proprio dalle acque del porto yemenita di Bab al-Mandab; mentre l’Iran aumenta la produzione mensile di uranio arricchito al 60% da 3 kg a 9 kg al mese. A riferirlo è l’AIEA, secondo cui tale quantità non escluderebbe la realizzazione di una bomba nucleare. Sempre l’Iran minaccia la chiusura del Mar Mediterraneo, oltre che del Mar Rosso, in caso di prolungamento dei massacri a Gaza. È quanto afferma il Generale di Brigata Mohammad Reza Naqdi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. La chiusura, a detta del Generale, verrebbe operata all’altezza dello stretto di Gibilterra. Nonostante l’Iran non vi abbia accesso diretto, le guardie iraniane conterebbero sulla “nascita di nuove forze di resistenza”, ha detto Naqdi.
Precedentemente, nella notte tra lunedì e martedì 25 dicembre, le forze statunitensi hanno effettuato attacchi aerei contro i militanti Kataib Hezbollah in Iraq. L’offensiva, secondo quanto riferito dal Comando Centrale degli Stati Uniti, è stata condotta dopo un attacco di droni che aveva ferito tre soldati nel Kurdistan iracheno. Il tutto mentre la US Navy Gerald R. Ford, portaerei a propulsione nucleare, è arrivata a nel porto di Souda Bay nell’isola greca di Creta.
Nel frattempo, sul fronte economico è da registrare l’incontro al Cremlino tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il capo di Gazprom, Alexei Miller, il quale ha reso noto lo stanziamento per il 2024 della cifra record di 270 miliardi di rubli per la gassificazione del paese. Il colosso energetico russo ha inoltre reso noto l’ennesimo record dell’asse Mosca Pechino, ovvero l’aumento delle forniture di gas alla Cina, aumentate del 50% nel 2023 rispetto all’anno precedente.
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