di Gionata Chatillard
Una volta rasa al suolo la Striscia di Gaza, la principale preoccupazione dell’Esercito israeliano sembra in questo momento essere il fronte nord, al confine con il Libano, dove decine di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case negli ultimi 2 mesi dall’una e dall’altra parte della frontiera. Era dal 2006 che gli attacchi in questa zona non raggiungevano un livello così elevato, tanto che il timore del Governo Netanyahu è che possa ripetersi un’offensiva come quella dello scorso 7 ottobre, organizzata questa volta non dai miliziani di Gaza ma da quelli di Hezbollah.
Per prevenire uno scenario del genere e venire incontro alle esigenze dei coloni sfollati, il Governo israeliano avrebbe chiesto agli Stati Uniti di farsi garante di un accordo che respinga questo gruppo armato a una decina di chilometri dal confine. Il segretario alla Difesa Lloyd Austin si sarebbe detto disposto a mediare con Hezbollah, avvertendo però che il raggiungimento di un’eventuale intesa avrebbe dovuto rispettare i tempi della diplomazia.
Tempi che per il Governo Netanyahu potrebbero però non essere sufficientemente veloci. Ecco allora che Israele avrebbe già pronto il piano B, ovvero un’invasione del Libano in piena regola. Lo riferiscono diverse testate anglosassoni, e lo conferma il tenente colonnello Jonathan Conricus, dichiarando che la possibilità di una guerra aperta è ormai sempre più vicina. “Qualora la diplomazia fallisse, non esiteremo ad agire”, ha chiarito il ministro della Difesa Yoav Gallant. “Se Hezbollah deciderà di salire di un livello”, ha poi aggiunto, “allora noi saliremo di cinque”.