di Fabio Belli
A partire da oggi, 20 settembre, alle ore 13 è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco tra l’esercito azero e armeno. L’accordo, si legge nel comunicato della presidenza del Nagorno Karabakh, è stato possibile grazie alla mediazione delle forze di pace russe presenti e prevede il ritiro e il disarmo delle forze armate armene dalla zona di schieramento del contingente russo. Sempre secondo l’accordo, le questioni sollevate dalla parte azera sulle garanzie di sicurezza e costituzionali, saranno discusse in incontri, che si terranno da domani nella città di Yevlakh, tra i rappresentanti armeni locali e le autorità dell’Azerbaijan.
Il cessate il fuoco assume le sembianze di una resa dell’Armenia. Secondo il ministero dell’Azerbaijan, oltre 60 postazioni di combattimento degli armeni del Nagorno Karabakh sarebbero passate sotto il controllo azero. Il premier armeno Pashinyan ha dichiarato che il suo Governo non ha preso parte all’elaborazione del testo del cessate il fuoco siglato tra l’Azerbaigian e le autorità del Nagorno Karabakh
Il vice presidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitri Medvedev, ha esternato una sua analisi sul premier azero Nikol Pashinyan. “Ha perso la guerra, ma stranamente invece di dimettersi è rimasto al suo posto. Poi ha deciso di incolpare la Russia per la sua mediocre sconfitta. Poi ha ceduto parte di quello che il popolo considera il proprio territorio. Poi ha deciso di flirtare con la NATO e sua moglie è andata con aria di sfida dai nostri nemici portando biscotti.
Indovina quale destino lo attende…..”, ha concluso Medvedev.
Nel frattempo le forze armate statunitensi hanno concluso proprio oggi le esercitazioni congiunte con l’esercito armeno denominate Eagle Partner 2023. Esercitazioni che, secondo gli ufficiali statunitensi, non avrebbero interferito con l’operazione militare azera.
Sulla questione è intervenuto anche il presidente russo, Vladimir Putin. Il capo del Cremlino ha dichiarato che le forze di pace russe stanno lavorando attivamente con tutte le parti coinvolte, facendo il possibile per proteggere i civili. “Nella nostra base principale ci sono già più di 2.000mila civili e oltre mille bambini. Siamo in stretto contatto con le autorità di Yerevan, Stepanakert e Baku”, ha detto Putin che poi ha concluso, “spero che riusciremo a ridurre la tensione e a trovare una soluzione pacifica”.