di Gionata Chatillard
Per fare la guerra c’è bisogno di giovani, ma forse è meglio che si preparino pure i bambini. Questo, in sostanza, è il messaggio lanciato nelle ultime ore dal mondo della politica occidentale, più che mai impegnato a portare il conflitto ucraino al prossimo livello. Ne sono un ottimo esempio le parole pronunciate dal senatore statunitense Lindsey Graham, che si trovava ieri in visita a Kiev. “Non posso credere che qui nessuno possa essere arruolato sotto i 27 anni”, ha commentato il politico repubblicano, esortando l’Esercito ucraino ad approvare velocemente una nuova legge che permetta di mandare al fronte anche i ragazzi.
Pochi giorni prima, era stato invece il Governo tedesco ad associare il concetto di guerra a quello di gioventù. La titolare dell’Istruzione, Bettina Stark-Watzinger, aveva infatti dichiarato che fra i compiti della scuola ci sarebbe anche quello di preparare gli studenti a un possibile conflitto. Non capacitandosi del fatto che nelle aule non si tengano ancora esercitazioni di protezione civile come invece avviene nel Regno Unito, la ministra ha affermato che è arrivato il momento di iniziare a sviluppare un rapporto “rilassato” tra gli alunni e le forze armate. Detto in altri termini, è ora che gli studenti tedeschi inizino ad amare l’Esercito. Solo così, secondo il Governo, sarà possibile “rafforzare la resilienza” della Germania in caso di guerra.
Alle parole della ministra tedesca hanno fatto prontamente eco quelle di Charles Michel, secondo cui non sostenere Kiev adesso significherebbe trovarsi in prima linea contro la Russia a stretto giro di posta. Una ricostruzione fantasiosa che è comunque servita al presidente del Consiglio Europeo per arrivare a pronunciare alla lettera quello che ormai è diventato un mantra per i Governi di mezza europa: “Se vogliamo la pace, dobbiamo prepariamoci alla guerra.