di Gionata Chatillard
Dietro agli attacchi terroristici in territorio russo c’è anche la mano della CIA. Nulla che a Mosca non sapessero già, ma a confermarlo, questa volta, è niente di meno che il Washington Post, ovvero uno dei principali organi di propaganda della Casa Bianca. Le fonti di Intelligence consultate dal giornale nordamericano citano in particolar modo l’omicidio di Daria Dugina, risalente all’agosto dell’anno scorso, spiegando che quell’operazione rientrava in una sorta di “guerra ombra” che portò anche al doppio bombardamento del ponte di Crimea e all’invio di droni sul tetto del Cremlino.
“Tutte queste missioni”, si legge sul Washington Post, “hanno coinvolto squadre d’élite ucraine addestrate ed equipaggiate in stretta collaborazione con la CIA”. CIA che non sarebbe quindi intervenuta direttamente in territorio russo, ma la cui competenza sarebbe stata fondamentale per condurre operazioni di tale portata. Il Washington Post ricorda d’altronde come i servizi segreti statunitensi non solo mantengano ancora una “presenza significativa” a Kiev, ma abbiano anche speso “decine di milioni di dollari dal 2015” per trasformare l’Intelligence del paese slavo in un potente alleato in chiave anti-russa”.
Per il Cremlino, come detto, niente di nuovo sotto il sole. Dmitry Peskov ha infatti sottolineato come Mosca sia arrivata alle stesse conclusione ben prima della stampa occidentale. “Abbiamo le prove di come l’Intelligence ucraina sia strettamente supervisionata da Washington e Londra”, ha spiegato il portavoce di Vladimir Putin, secondo cui Kiev non avrebbe mai potuto condurre attacchi all’interno del territorio russo senza il decisivo supporto dei servizi segreti occidentali.