di Gionata Chatillard
Dopo 6 notti di guerriglia urbana, nella notte fra ieri e oggi la situazione sembra essersi parzialmente calmata in Francia, dove l’uccisione di un 17enne di origine algerina da parte di un poliziotto aveva acceso martedì scorso la miccia della rivolta sociale. La rabbia è poi esplosa in tutto il paese, con auto ed edifici incendiati, negozi saccheggiati, municipi presi d’assalto, decine di agenti feriti e centinaia di persone arrestate. Nelle ultime ore molte zone sono riuscite a recuperare la normalità, ma un pompiere ha perso la vita cercando di spegnere uno degli incendi provocati dai manifestanti, che hanno anche cercato di fare irruzione in un centro penitenziario e nella casa di un sindaco.
Il presidente Emmanuel Macron, che ha annullato il suo viaggio in Germania dopo essere stato pizzicato a un concerto di Elton John mentre le strade delle città francesi erano in fiamme, ha dato la colpa di quanto accaduto ai social network e ai videogiochi violenti. Gli ha subito fatto eco il titolare della Giustizia, che se l’è presa direttamente con le famiglie francesi, colpevoli -a suo dire- di non aver posto freno ai minori coinvolti nelle proteste. I genitori che si siano resi in qualche modo complici, ha minacciato il ministro, potranno essere castigati con una multa di 30.000 euro o addirittura con 2 anni di reclusione.
Le fratture già presenti nella società francese si acuiscono di giorno in giorno. La raccolta di fondi online intitolata «Sostegno alla famiglia del poliziotto di Nanterre» ha raccolto quasi 900 mila euro. La colletta in favore della famiglia del ragazzo ucciso invece non supera i 170 mila euro. Con il passare dei giorni infatti il clima è cambiato mentre cresce l’esasperazione per una rivolta che non sembra avere più nulla a che fare con la morte del ragazzo.
L’insofferenza di tanti francesi verso le violenze di queste notti ha una punta estrema nella comparsa di ronde di militanti, che in più città sono scesi in strada inneggiando all’«autodifesa» e gridando lo slogan «Ici on est chez nous», «Questa è casa nostra». Un primo bilancio, stilato domenica dal ministero dell’Interno, parla di 5mila veicoli incendiati, 10mila cassonetti della spazzatura dati alle fiamme, quasi mille edifici bruciati, danneggiati o saccheggiati, 250 stazioni di polizia attaccate e più di 700 poliziotti feriti.
Intanto, mentre il Governo valuta l’introduzione dello stato di emergenza, i sindacati della polizia accusano l’Esecutivo di non avere fornito le risorse necessarie per poter compiere il proprio lavoro. Forse anche per questo le morti di cittadini francesi causate da agenti delle forze dell’ordine sono drasticamente aumentate negli ultimi anni, arrivando a un massimo di 26 nel 2022. Ma la protesta, in realtà, ha già oltrepassato le frontiere del paese transalpino per estendersi in Belgio e Svizzera, dove le autorità locali hanno detenuto oltre 40 persone nel fine settimana.