di Jeff Hoffman
L’Enel dovrà pagare circa 260 milioni di dollari per rimuovere le 84 turbine eoliche dal territorio della regione dei nativi americani Osage in Oklahoma.
Oltre l’eolico, l’Enel sta perseguendo nella zona un altro progetto, quello dell’estrazione dei metalli rari quali rame e litio.
Everett Waller, presidente del Mineral Council e membro della riserva indiana, citato dal Financial Times, ha fatto sapere all’Enel che non aver richiesto il permesso dei nativi costerà una fortuna alla società energetica nostrana.
Stando a quanto rilevato dal Laboratorio Nazionale delle Energie Rinnovabili, le terre tribali degli Osage ospitano quasi il 7% del potenziale di energia rinnovabile del Paese e, non a caso, nel 2022 la Casa Bianca emise l’Inflation Reduction Act che dall’agosto di quell’anno ha distribuito sostanziosi incentivi per gli investimenti delle imprese nelle tecnologie energetiche verdi.
Un portavoce della società Enel ha dichiarato al FT di voler ricorrere contro la sentenza del tribunale statunitense continuando a gestire il progetto eolico fino alla fine del processo. Emerge fra l’altro che quella contro l’Enel è una delle prime sentenze statunitensi a richiedere il dissotterramento di un parco eolico in funzione.
Tuttavia, mentre si moltiplicano le cause legali condotte dai nativi contro progetti che vanno dai parchi eolici ai cavi di trasmissione fino alle miniere di litio, continuano a nascere, sia nelle terre degli Osage che in altre regioni indigene, enormi strutture ricettive per il gioco d’azzardo.
D’altro canto nel 1988 fu Washington a concedere alle tribù di nativi americani il diritto di gestire, “quali entità sovrane”, casinò nel loro territorio anche negli stati dove il gioco d’azzardo è illegale, trasformando le terre dei nativi in aree del malaffare.
In ogni caso Enel energia resta sul banco degli imputati e rischia di sborsare, oltre alle spese dei lavori, un’enorme cifra di risarcimento.
Enel: les jeux sont faits.