di Fabio Belli
Oggi, 16 gennaio, poco dopo lo scoccare della mezzanotte ora locale, l’Iran ha lanciato un attacco missilistico contro obiettivi statunitensi e israeliani in Iraq e in Siria.
Varie esplosioni sono state registrate a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, sede del consolato generale degli Stati Uniti e della base militare statunitense di Harir, che si trova accanto all’aeroporto internazionale i cui voli sono stati temporaneamente sospesi.
Secondo quanto riferito successivamente dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana, l’offensiva avrebbe preso di mira il quartier generale del Mossad nel Kurdistan iracheno e otto siti vicino al consolato americano nella città di Erbil. Particolare attenzione sarebbe stata rivolta alla presunta nuova sede in costruzione del Mossad nel Kurdistan iracheno che, secondo Teheran, sarebbe un centro per operazioni di spionaggio e per la pianificazione di operazioni terroristiche nella regione. Secondo quanto riferito, quattro missili avrebbero distrutto l’abitazione di Peshraw Dzeyi che sarebbe morto insieme alla moglie e ai figli. Dzeyi è un uomo d’affari curdo legato al Mossad e proprietario delle società Falcon Group che dal 2003, subito dopo la destituzione di Saddam Hussein, opera in Iraq nel settore edilizio, petrolifero e della sicurezza e ha a libro paga un significativo numero di ex militari statunitensi.
Successivamente, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha annunciato in tre diversi annunci la distruzione di basi di gruppi terroristici anti-iraniani coinvolti nei recenti massacri terroristici in Iran. Nello specifico il gruppo terroristico Daesh Takfiri che aveva rivendicato l’attentato del 3 gennaio scorso a Kernan in cui avevano perso la vita quasi 100 persone durante la commemorazione del tenente generale Qassem Soleimani.
L’attacco del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica è stato quello missilistico a più lungo raggio compiuto dall’Iran visto che Erbil dista circa 1.200 chilometri dai confini della Repubblica Islamica. Sono stati infatti lanciati 4 missili Khaybar Shekan dal Khuzestan meridionale, 4 da Kermanshah a Erbil, altri 7 dall’Azerbaigian orientale sempre aventi come obiettivo la capitale curda, oltre a 9 lanci aggiuntivi verso Takfiri e milizie ISIS in Siria. Secondo quanto riferito a Sputnik da Mehran Kamrava, professore alla Georgetown University del Qatar, la rivendicazione sarebbe stata una dimostrazione che Teheran può colpire i suoi avversari con precisione a lunghe distanze, incluso Israele.
Nel frattempo, Stati Uniti e Regno Unito hanno lanciato un nuovo attacco nella provincia di Al Bayda, a sud-est della capitale yemenita Sanaa. Aerei statunitensi e britannici hanno bombardato le strutture del gruppo Houthi nel campo militare del distretto di Mukayris, il territorio della fortezza di At Taffah e le strutture nel distretto di Sawmaah”,
Stamani è intervenuta anche la guida suprema dell’Iran, Ayatollah Khamenei che, durante un incontro di preghiera, ha elogiato la nazione yemenita per il suo sostegno al popolo della Striscia di Gaza. “Gli yemeniti hanno colpito l’ancora di salvezza del regime sionista e non hanno temuto la minaccia degli Stati Uniti”, ha detto Khamenei e nel rivolgersi agli attacchi Houthi alle navi israeliane nel Mar Rosso ha detto che gli yemeniti hanno fatto davvero un ottimo lavoro.
E mentre Al Jazeera riferisce che Israele si prepara a un’azione di terra in Libano, in serata l’offensiva missilistica iraniana si spinge anche in Pakistan, prendendo di mira anche la base principale del gruppo terroristico Jaish Al-Adl nella provincia del Baluchistan.