di Elisa Angelone
Nella tarda serata di ieri, 12 aprile, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è arrivato a Shanghai, dando così inizio alla sua visita di Stato di tre giorni in Cina.
Visita che avviene quasi in contemporanea alla prima transazione transfrontaliera in yuan effettuata dalla maggiore banca commerciale cinese, la Industrial and Commercial Bank of China (ICBC) presso la sua filiale brasiliana di San Paolo. Una mossa che, scrive il Global Times, “apre la strada a legami commerciali e a investimenti più snelli e più profondi tra Cina e Brasile”.
Le relazioni economiche tra Brasilia e Pechino, infatti, sarebbero al centro del viaggio di Lula in Cina, dove la delegazione brasiliana ha incontrato oggi i rappresentanti di alcune aziende tecnologiche cinesi e prevede di approfondire il tema del commercio nelle valute locali, portando così avanti l’obiettivo comune di abbandono del dollaro USA. La Cina è, dopotutto, il principale partner commerciale del Brasile, tanto che alla fine del 2022 la Banca Centrale brasiliana segnalava come lo yuan avesse ormai superato l’euro nelle riserve di valuta estera del Paese sudamericano.
Non è un caso che la visita del presidente brasiliano sia iniziata proprio da Shanghai, ovvero il principale centro economico e finanziario del gigante asiatico. Brasilia, nelle relazioni con Pechino, pare dunque dare priorità agli affari e alla cooperazione scientifica e tecnologica.
Ai funzionari cinesi non è passato inosservato il fatto che la grande delegazione guidata da Lula comprenda anche membri dell’opposizione, il che sottolinea quindi come le relazioni bilaterali sino-brasiliane siano più importanti delle differenze politiche.
Nella fitta agenda di Lula in Cina, oltre alla firma di una ventina di accordi in vari settori, vi sarebbe anche la possibile adesione di Brasilia alla Nuova Via della Seta cinese. Ad oggi, infatti, il Brasile è l’unico paese del Sudamerica a non aver ancora aderito al maxi progetto di Pechino.
Immancabile anche il tema del conflitto in Ucraina, che verrà discusso durante l’incontro di Lula con Xi Jinping domani a Pechino. Ci si aspetta che il leader brasiliano proponga alla Cina il proprio piano di istituire un “club della pace” per mediare il conflitto tra Russia e Ucraina.
Lula, infatti, sta cercando di riportare il Brasile in primo piano sulla scena internazionale, promuovendo il multilateralismo con i BRICS come gruppo protagonista.
“Il Brasile è tornato” avrebbe detto il leader brasiliano oggi durante la cerimonia di insediamento della sua ex collaboratrice Dilma Rousseff come presidente della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) dei BRICS con sede proprio a Shanghai.
Istituto, questo, che Lula propone come alternativa al FMI che, dominato dal dollaro, soffocherebbe, secondo il leader brasiliano, l’espansione delle economie emergenti condizionando, tra l’altro, la sovranità di questi stessi paesi. La Banca dei BRICS intende proporsi quindi come la “banca del Sud globale”, aperta non solo ai paesi membri del gruppo ma a tutti i paesi in via di sviluppo, ha dichiarato la neo-presidente Rousseff. A farle eco è stato nuovamente Lula, che non solo si è detto favorevole all’utilizzo delle valute nazionali dei membri BRICS, ma anche all’introduzione di una valuta comune.
Il Sud globale ha più fiducia che mai nel proprio enorme potenziale.