di Fabio Belli
Quella che la narrazione del pensiero unico chiama “inclusività” sta sconfinando sempre più nel ridicolo. L’ultimo delirio del cosiddetto “politicamente corretto” riguarda le croci sulla vetta delle montagne.
La proposta, trattata durante la presentazione di un libro dal direttore editoriale del CAI (Club Alpino Italiano), ricorda quella dei crocifissi nelle aule scolastiche e prevede lo stop alle croci, da sempre simboleggianti speranza di pace e volontà di avvicinarsi al divino. Tuttavia, secondo quanto scrive anche un portale del CAI, tali simboli offenderebbero la sensibilità dei non cristiani, tanto da essere etichettate come “anacronistiche” e “divisive” in quanto sarebbero in contrasto con “un presente caratterizzato da un dialogo interculturale, che va ampliandosi, e da nuove esigenze paesaggistico-ambientali”.
La bella notizia è che la storica associazione dichiara di “guardare con rispetto le croci esistenti”, pertanto ogni azione di rimozione massiva dei simboli sembra scongiurata sebbene alcune guide alpinistiche, secondo quanto riporta il quotidiano il Giorno, abbiano autonomamente rimosso alcune croci ritenendo più opportuno ammassarle in un memoriale.
A spegnere, per il momento, quella che è sembrata un’autentica provocazione venuta già in possesso del teatrino della politica per le solite strumentalizzazioni, ci ha pensato il presidente del CAI, cognomen omen Antonio Montani, che ha dovuto smentire il direttore editoriale dichiarando che la questione non era mai stata trattata a livello ufficiale.