Minima Cardiniana 340/2
LUIGI G. DE ANNA
MORIRE A KABUL
Il titolo di questo articolo potrebbe sembrare ironico se non avesse direttamente toccato la mia famiglia. Che cosa sono morti a fare soldati e civili italiani e occidentali? Erano in Afghanistan solo per ottemperare allāordine di Bush e Rumsfeld di occupare un Paese strategicamente importante per gli Stati Uniti. I Talebani non avevano nulla a che fare con le Twin Towers. Poi per venti anni si ĆØ parlato di difesa della civiltĆ , della libertĆ e dei diritti umani. Nei giorni scorsi il generale Marco Bertolini, giĆ comandante in Afghanistan (parĆ del āCol Moschinā, comandante della Folgore, decorato di Croce al valor militare, rara onorificenza guadagnata sul campo) ha ammesso che la sconfitta ĆØ dovuta al mancato riconoscimento della cultura e delle tradizioni afghane.
Naturalmente bisogna anche tener conto dellāeroismo degli afghani, che da quasi cinquantāanni combattono nella loro terra, e del loro spirito di indipendenza. Per molti versi si sta ripetendo la vicenda del Vietnam. I nordvietnamiti e i vietcong conducevano una guerra patriottica, come hanno fatto i Talebani. Ma per noi le guerre devono essere fatte rispondendo alla fissazione occidentale dei ādiritti umaniā, della ālibertĆ ā e altre giustificazioni del genere che diventano assurde quando ci si sposta sotto altre latitudini. Naturalmente gli USA fanno queste guerre per altri motivi, e noi scioccamente ci crediamo.
Sta giĆ montando la macchina propagandistica. I media internazionali rimbombano: a Kabul i Talebani stanno stilando liste di donne single (fonte: Corriere della Sera), si parla di un bagno di sangue in altre cittĆ , occupate da pochissimo tempo, senza peraltro alcun riscontro. Si prefiggono orribili vendette (ma il concetto di ācollaborazionismoā non lāhanno inventato loro?). Insomma, il solito apparato: tra poco troveranno anche armi di distruzione di massa (le bottiglie di whisky lasciate in giro dagli americani).
La lamentela occidentale ĆØ iniziata, cosƬ si rispolverano le foto della Saigon dellāaprile 1975. Spero che i pakistani ne traggano le conclusioni: cosƬ lāAmerica e la NATO ripagano gli alleati.
Ma qualche volta vinciamo anche noi.
Si notano chiaramente alcuni elementi: la propaganda anti-nuovo governo ĆØ scattata subito, peraltro senza prove documentarie. La caccia alle donne single di Kabul, le visite casa per casa denunciate da un medico afghano fuggito in tempo (come farĆ a saperlo?), i video commoventi di ragazze che temono per la loro futura esistenza, il ripetere di paragoni e di legami con lāISIS; la presunta parentela ideologica con Omar e via dicendo.
In realtĆ non cāĆØ stato alcun bagno di sangue e gli unici morti di Kabul sono quelli uccisi dalle guardie americane allāaeroporto. Mentre si mette lāaccento sul destino dei ācollaborazionistiā, i Talebani mandano messaggi rassicuranti. Dāaltra parte, i principali dirigenti di un regime collaborazionista e corrotto vanno puniti, come si fa ad ogni cambiamento di regime. E molti dei comandanti talebani hanno ancora sulla pelle gli anni passati in sordide galere.
Questo, ĆØ vero, ricorda il Vietnam, che possiamo rivivere tramite la testimonianza di Tiziano Terzani, tra gli altri. A Saigon, certo, si offrƬ la conciliazione, si disse restituite le armi, non vi sarĆ fatto nulla: ma alti funzionari, ufficiali dellāesercito responsabili della guerra anti-vietcong vennero arrestati, pochi furono giustiziati, gli altri mandati in campi di ārieducazioneā. Ancora peggio accadde in Cambogia, anche se i cambogiani non sono arrivati ā giustamente ā allāassurda caccia alla dattilografa dei Lager come ancora accade in Germania.
Vedremo come si comporteranno i Talebani. Lo squagliamento dellāesercito governativo non ĆØ dovuto a ignavia (sono pur sempre afghani, forse il popolo più eroico e combattivo della Terra) ma alla corruzione dei capi e alla cognizione che da una parte cāerano gli occupanti e dallāaltra i propri connazionali e correligionari che, sia ben chiaro, non hanno lāappoggio palese di alcuna potenza straniera e combattono per lāindipendenza della propria patria.
Le lamentele sul destino delle donne fanno parte della propaganda. Ć ovvio che la societĆ afghana dovrĆ ripulirsi di una perniciosa occidentalizzazione, ma non credo che ci sarĆ alcuna āschiavitùā delle donne. Nelle cittĆ si creerĆ una societĆ più aperta di quella delle campagne, come ĆØ naturale (succede ovunque nel mondo).
Dal punto di vista della bilancia dei poteri, ĆØ ovvio che il nuovo Afghanistan guarderĆ alla Cina, con cui confina, e alla Russia, oltre che al Pakistan, il che ĆØ un bene; sarĆ eliminata unāimportante base del potere militare americano in Asia, anche se restano altri capisaldi nellāestremo Oriente e una forte presenza nel Sud-est asiatico.
La mia esperienza dellāAfghanistan, che data il 1975, e cioĆØ dopo il colpo di stato anti-monarchico, ma prima dellāintervento sovietico, mi fa ricordare un Paese bellissimo, di gente nobile ed ospitale. Speriamo che torni ad esserlo, con una moderata, inevitabile apertura a modelli di vita non oppressivi (ma non ādemocraticiā in senso occidentale) e unāeconomia di scambio con Cina e Russia, cui spetterĆ il compito di ricostruire il Paese (ma resterĆ la vergogna della quasi distruzione dei Buddha di Bamiyan).
Dopo lāesperienza negativa dellāISIS non credo che i capi talebani si avvieranno su quella strada, non volendo tra lāaltro offrire a un nuovo presidente americano (lāimprevedibile Trump?) il fianco a un nuovo intervento. Si creerĆ comunque un asse con lāIran degli ayatollah, e anche questo ĆØ un bene.
Semplici considerazioni di chi ama immensamente lāAsia e si augura che torni a vivere in pace.
Mi ĆØ capitato, nei giorni scorsi, di ascoltare su Al Jazeera la conferenza stampa del portavoce Talebano. Mi auguro che la rivedano anche in Occidente. Il portavoce ha detto le cose che un neo-governo intelligente doveva dire: non ci saranno vendette, chi vuole tornarsene a casa dallāaeroporto può farlo senza pericolo, nessuno li andrĆ a cercare a casa, ci sarĆ una amnistia. Purtroppo ci sono stati e ci possono essere casi di criminalitĆ , data la situazione, ma i Talebani si impegnano a farli cessare. Mentre alla conferenza stampa americana il portavoce si ĆØ rifiutato di rispondere alle domande della stampa, il Talebano ha risposto a tutti, sollecitando soprattutto le domande dei giornalisti stranieri, e la prima ĆØ stata una giornalista che ha chiesto della situazione della donna. La risposta ĆØ stata: saranno libere di lavorare e studiare nellāambito della Sharia. CioĆØ manterranno il ruolo tradizionale della donna nel moderno mondo islamico, nel settore sanitario, scolastico, assistenziale.
Devo dire che perfino il volto, tranquillo ed umano del portavoce, ispirava fiducia. Ma gli imbecilli insistono. Trudeau ha detto che il Canada non riconoscerĆ il nuovo governo (e anche altri hanno minacciato di farlo, ad esempio i finlandesi hanno perfino parlato di sanzioni, e cosƬ spediranno direttamente lāAfganistan nelle braccia di Cina e Russia, cosa piacevolissimaā¦). Hanno deciso di sospendere gli aiuti umanitari, proprio quando lāAfghanistan ne ha più bisogno, un crimine che ci dĆ lāesatta cognizione dellāāumanitĆ ā occidentale. Il segretario della NATO ha giĆ minacciato sanzioni (non si sa di che tipo) se lāAfganistan ospiterĆ terroristi, cosa che i Talebani non hanno alcuna intenzione di fare (e ricordiamo che non avevano niente a che fare con le Twin Towers).
Attendo con particolare curiositĆ come si comporteranno ora gli occidentali, a cominciare dal nostro Salvini. Non vorrebbero prendersi le migliaia di afghani in fuga, ma devono prenderseli perchĆ© fuggono, si dice, da una orribile dittatura che li sterminerĆ . Ma non li vogliono, ovviamente, di rifugiati ne hanno giĆ abbastanza. Ma per rimandarli indietro dovranno ammettere che lāAfghanistan ĆØ un paese sicuro e costoro non corrono alcun pericolo. Dunque, se li rimandano indietro o non li fanno entrare devono dire ad alta voce che in Afghanistan non cāĆØ alcun pericolo e il governo talebano deve essere accettato. Voglio proprio vedere come si comporteranno.
In conclusione: lāOccidente, con in testa lāAmerica, ha fatto una pessima figura, purtroppo costata enormemente in termini di vite umane e di denaro, che neppure il generale Cambronne avrebbe potuto valutare in tutta la sua portata. Ma continueremo a ubbidire al padrone americano.
Per la nostra stampa, i Talebani DEVONO ammazzare donne e bambini, DEVONO sterminare interpreti e traduttori (forse fedeli al detto ātraduttore traditoreā), DEVONO far ripiombare lāAfghanistan nel medioevo. Se non lo faranno, confermeranno la loro perversa pervicacia. CosƬ qualche giorno fa lāex Corrierone ha titolato che i Talebani saranno i nuovi narcos, mentre lo stesso portavoce ha detto che appena avranno i mezzi finanziari ā e questo comporterĆ la collaborazione con Paesi esteri ā le coltivazioni verranno riconvertite, come era stato fatto prima del 2001 quando la produzione di oppio era stata messa sotto controllo.
Poi il Corriere ha annunciato che due belle signore afgane attendono in casa di essere ammazzate. Probabilmente aspetteranno molto e dovranno uscire qualche volta per comprare il Naan bread. Poi, tornate a casa, si lamenteranno: āAho, e moā che fate? Non venite?ā
La macchina propagandistica ricorre ai vecchi, sperimentati temi e alle vecchie tecniche linguistiche dei tempi di Saddam Hussein, Assad e Ayatollah (una mia studentessa ci fece la tesi di laurea). E, impegnati in questo gravoso compito, ci si dimentica di fare il conto della spesa. Dove sono finiti i miliardi, anzi, biliardi di dollari che abbiamo speso? Gli americani e i loro cagnolini hanno costruito la ferrovia che mancava? No. Hanno costruito lāautostrada da Herat a Jalalabad? No. Hanno impiantato centri industriali che sfruttino le risorse minerarie del Paese? No. Hanno costruito ospedali, acquedotti, centrali elettriche, infrastrutture? No. E allora dove sono andati a finire quei soldi? Ma per aiutare la democrazia, i diritti umani e a comprare graziosi costumini al posto dei burka! E chi si ĆØ prestato a tanta fatica ora cerca un posto sugli aerei peraltro non ostacolati, che partono da Kabul. Il presidente afghano ha riempito automobili e un elicottero di dollari, ne aveva tanti che ne ha dovuti lasciare a terra una parte perchĆ© non cāentravano. Questa era la classe dirigente democratica che avevano impiantato.
Nella cecitĆ dellāOccidente che ancora continua ad accusare i Talebani di un bagno di sangue che non cāĆØ stato, se non nelle sue speranze, si profila però un meraviglioso futuro; vedremo il nuovo Afghanistan creare unāarea di comune interesse con Iran e Pakistan, con uno sviluppo economico sostenuto da Cina e Russia. I Talebani non avevano e non avranno alcun interesse a sostenere il terrorismo, ma naturalmente la realtĆ non serve a nulla, quando si tratta degli interessi americani, che vedono, e ci fanno vedere, quello che ĆØ fa loro comodo.
Naturalmente resta il dolore per i soldati e i civili italiani morti a Kabul per questa guerra americana (purtroppo compresa mia nipote); Draghi ha detto che sono degli eroi. Indubbiamente, ma che cosa sono quelli che li hanno mandati a morire inutilmente?
da Minima Cardiniana







