di Fabio Belli
“Gli Stati Uniti mirano a sviluppare un’arma biologica universale geneticamente modificata in grado di infettare non solo le persone, ma anche gli animali e le colture agricole, infliggendo danni economici su larga scala”.
Questo in sostanza quanto afferma un rapporto redatto da una commissione della Duma di Stato russa durante un’indagine sulle attività biologiche statunitensi nei laboratori di tutta l’Ucraina.
Secondo i legislatori russi, l’uso nascosto e mirato di un’arma del genere, potrebbe creare un vantaggio significativo sull’avversario per le forze statunitensi. Il documento evidenzia inoltre come i cosiddetti progressi scientifici contemporanei nei campi dell’ingegneria genetica abbiano aumentato la possibilità di creare armi biologiche avanzate di nuova generazione. Nel caso dei biolaboratori statunitensi in Ucraina, il rapporto fa presente come la produzione di agenti biologici, come vaiolo, antrace, tularemia e peste, possa essere facilmente spacciata per sperimentazione a scopo pacifico.
Secondo la commissione parlamentare russa, una differenza fondamentale tra i programmi tradizionali di armi biologiche e quelli contemporanei condotti dal Pentagono sarebbe la propensione all’uso di agenti patogeni di infezioni naturali poco studiate e con un alto tasso di mortalità, un lungo periodo di incubazione e sintomi tipici alle comuni malattie. Ciò non consentirebbe facilmente all’avversario di turno di identificare rapidamente il patogeno aggressore.
La commissione ritiene che la scelta dei paesi in cui si svolge l’infrastruttura di ricerca sulle armi biologiche statunitensi, perlopiù in aree post sovietiche, sia fatta sulla base di considerazioni geopolitiche e progettata per scenari in cui i paesi ospitanti fungano da potenziale “testa di ponte” contro i nemici in caso di conflitti.
Pertanto la commissione sottolinea la necessità di sviluppare e attuare un “complesso di misure urgenti ed efficaci volte a rafforzare il sistema di sicurezza biologica del Paese e ad allinearlo alle realtà contemporanee”. Oltre alle misure di controllo i legislatori russi ritengono opportuno ridurre la dipendenza tecnologica della Russia dai produttori stranieri di prodotti farmacologici, dispositivi medici e protettivi.
Secondo la vicepresidente della Duma, Irina Yarovaya, sarebbero quattrocento i bio laboratori creati dagli Stati Uniti in tutto il mondo.
Vyacheslav Volodin, presidente della camera bassa russa, a sua volta, ha ricordato che un’attività così attiva di Washington indica anche la possibilità della partecipazione diretta allo sviluppo del coronavirus.