di Fabio Belli
Nel fine settimana si sono svolti a Jeddah i colloqui per discutere su un accordo di pace nel conflitto russo ucraino. Tuttavia secondo la parte russa, non invitata, il processo di negoziazione avrà successo solo con la partecipazione di entrambe le parti. “Al momento non ci sono basi per un accordo con Kiev e Mosca continuerà la sua operazione militare speciale”, ha dichiarato in un’intervista al New York Times il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Alla domanda provocatoria se la Russia intenda annettere nuovi territori all’Ucraina, il portavoce ha risposto: “No. Vogliamo solo controllare tutti quelli nostri secondo la Costituzione”.
Sugli incontri di Jeddah è intervenuta anche la portavoce degli Esteri, Maria Zakharova. “La Russia è pronta a rispondere a proposte davvero serie”, ha detto la portavoce, sottolineando come Kiev e l’Occidente, nel promuovere la soluzione ucraina che praticamente è un ultimatum insensato alla Russia, cerchino di sminuire le altre iniziative. “Un accordo è possibile solo se Kiev interrompe le ostilità e gli attacchi terroristici e l’Occidente smette di fornire armi”, ha concluso la Zakharova, esortando coloro che la pensano allo stesso modo su BRICS e altri partner a condividere la stessa posizione di Mosca.
Un appello rivolto anche alla Cina dopo che oggi il ministero degli Esteri cinese ha affermato che i recenti colloqui internazionali in Arabia Saudita avrebbero contribuito a “consolidare il consenso internazionale”.
Non a caso oggi proprio il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha avuto una conversazione telefonica con l’omologo russo, Sergey Lavrov, durante la quale entrambi hanno ribadito il rifiuto della politica del blocco occidentale nei confronti di Cina e Russia.
Intanto gli Stati Uniti da febbraio 2022 hanno donato all’Ucraina 66,2 miliardi di dollari in assistenza militare, finanziaria e umanitaria. A riportarlo è il Washington Post che sottolinea come tale importo sia piuttosto insignificante considerato il budget militare totale degli Stati Uniti di oltre 1.600 miliardi nello stesso periodo. Il tutto mentre un altro quotidiano, il Financial Times, afferma che le aziende europee avrebbero perso 100 miliardi di dollari a causa delle sanzioni anti-russe.