di Margherita Furlan
Dopo l’inizio della crisi israeliana, siamo sull’orlo di una reazione a catena che potrebbe incendiare in primis il Medio Oriente e successivamente il mondo intero. Secondo diversi ex funzionari dell’intelligence israeliana ed ex militari dell’esercito di difesa di Tel Aviv l’attacco di Hamas sarebbe una false flag in quanto sarebbe da ritenersi impossibile che il Mossad non fosse informato di nulla. In seguito al fallimento dell’azione militare in Ucraina, uno dei Deep State statunitensi potrebbe aver pensato, in crisi di dollari e di petrolio, che è giunto il momento che l’incendio divampi. Finita una guerra se ne fa un’altra sembra essere oramai il motto che detta Washington da almeno 22 anni. A pagarne le spese però è anche il popolo israeliano, oltre a quello palestinese, questa volta probabilmente entrambi ingannati da feroci brame di potere. Tutti oggi sono sacrificabili. E’ l’ultima chance, forse in tutti i sensi, per Washington, che ha tre candidati presidenti filo israeliani, prima dello scontro finale con Pechino. A muoversi è ora l’intero Medio Oriente, cuore del settimo sigillo, e il nuovo, tremendo, nemico da abbattere è l’Iran. Stiamo entrando dunque in un nuovo ciclo storico. La crisi strutturale dell’ex impero americano eccita i protagonismi dei Paesi della nuova allargata alleanza dei Brics, le inquietudini degli ambigui occidentali di periferia quali noi italiani e altri europei appariamo alla torre di controllo di Washington, le aspirazioni di potenze medie e piccole, rivalutate da un autunno della massima tensione. Ovunque un’aria di animazione sospesa, in attesa di chissà quale catastrofe, cui forse seguirà catarsi. Il vuoto di potere – reale o percepito – sommuove la tettonica delle strategie geopolitiche. Sulla scena del teatro spuntano o riemergono nuovi e antichi soggetti che si raccontano storie di umiliazioni da redimere, offese da sanare, riscatti promessi. I paradigmi coloniali e post coloniali sono esauriti per sempre. L’illusione di poter trattare chiunque come bambinoni bisognosi di patronati, riflessa nella certezza di avere a che fare con tribalismi assortiti da incentivare per confermarsi superiori, scade di fronte ai nazionalismi locali che propongono concetti d’identità differenti, ma più vicini alle verità dei popoli. Qui oggi si gioca la scommessa del futuro, lungo un percorso costellato anche di putsch e guerra a varia intensità. Oggi suona la campana per tutti, per la Francia, che perde il rango di potenza mondiale, per la Turchia, che può perdere, insieme alla Siria, il potere della mediazione, ma anche per l’Italia, Paese che ha abdicato a qualsiasi strategia dopo la doppia fine della Guerra Fredda e della Prima Repubblica, facce esterna e interna della stessa sterilizzazione geopolitica. Forse oggi possiamo meglio comprendere perché a Washington, dopo l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Giorgia Meloni non abbia partecipato alla cena di gala offerta da Joe Biden. L’Italia, con la crisi medio orientale in corso, è stata destinata al silenzio, energetico e militare, nient’altro che un triste protettorato pronto ad accogliere i migranti che arriveranno. Israele oggi possiede almeno 200 testate nucleari, dispone di una triade nucleare a tutti gli effetti è il sesto arsenale più grande del mondo. E probabilmente sta per realizzare, con la spinta di Washington, a 50 anni esatti dalla guerra dello Yom Kippur, il cosiddetto “Piano Parcheggi” (che trasforma il territorio della Striscia di Gaza in un “parcheggio per auto”). Dopo che, nel giorno del compleanno di Vladimir Putin, le armi dell’Ucraina sono finite nelle mani dei palestinesi, pagate da qualcuno che non è certo amico di Mosca, ma che non può essere Teheran che ha appena siglato un accordo con Washington. Washington, o comunque il mondo anglosassone, che potrebbe essere ancora una volta la madre di tutti gli inganni. Ma la situazione richiede la massima cautela. Sulla base d’indizi e di reazioni ancora in corso di sviluppo, questo non è il momento per un’analisi decisiva. Saggezza e professionalità impongono cautela e verifica delle fonti, oltre che dei fatti che seguiranno, prima di tirare le fila. Scontate le reazioni dei grandi – come dei piccoli – media, faziose oltre che succubi di sconsolata ignoranza sviluppata in tempi servizievoli. Il caos regna per ora imperante, pronto a precedere un ordine forse già disegnato sulle carte degli antichi padroni universali che si scontra ora con nuove mappe multipolari. L’obiettivo da abbattere è ora il nuovo mondo policentrico che si va costruendo. Per capire ciò che succede occorre quindi cambiare punti di vista e di osservazione. Lasciare il vecchio per restare Umani.