di Fabio Belli
Polonia, Lituania e Lettonia potrebbero chiudere i propri confini con la Bielorussia, se al confine dovessero verificarsi gravi incidenti che coinvolgono il gruppo Wagner.
È quanto ha affermato il ministro degli Interni polacco Mariusz Kamiński che ha de facto confermato la mossa di alcuni giorni fa quando Varsavia decise di spostare le unità militari a est motivandola con la presenza degli uomini di Prigozhin a pochi chilometri dal confine. Una mossa, quella del governo polacco, che aveva fatto infuriare anche il presidente russo, Vladìmir Putin, che aveva accusato la Polonia di ambizioni territoriali, sottolineando come qualsiasi aggressione alla Bielorussia sarebbe stata considerata un attacco alla Russia. Ad accrescere il clima di tensione arrivano le dichiarazioni odierne del premier polacco, secondo cui la Wagner starebbe organizzando una provocazione presso il corridoio di Suwalki, la striscia di confine polacco-lituano situato tra la regione di Kaliningrad e la Bielorussia.
Già da febbraio scorso il traffico stradale tra Polonia e Bielorussia è stato limitato a causa del peggioramento delle relazioni tra i due paesi che già si erano incrinate quando Varsavia aveva accusato Minsk di provocare artificialmente una crisi migratoria.
Nel frattempo istruttori britannici starebbero addestrando un’unità d’élite ucraina con lo scopo dichiarato di riconquistare la Crimea entro fine 2023. È la tesi del quotidiano Sunday Express, secondo cui più di 2.000 soldati ucraini si troverebbero in un campo di addestramento nel Devon, nel sud-ovest della Gran Bretagna. Sempre secondo la pubblicazione l’operazione comporterebbe attacchi combinati da aria, terra e mare, con il supporto dell’esercito di Kiev che utilizzerebbe attacchi a lungo raggio utilizzando missili forniti dall’Occidente.
Il regime di Kiev continua a sostenere che la riconquista della Crimea avverrà molto presto, tuttavia anche l’anno scorso pronosticava di riprendersela a primavera del 2023 e la previsione si è tutt’altro che avverata.
Sia le ambizioni polacche che quelle ucraine sono la perfetta manna dal cielo per distogliere l’attenzione sul fallimento della cosiddetta controffensiva.