di Gionata Chatillard
Vladimir Putin l’aveva già annunciato al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo: “La dottrina nucleare russa è uno strumento vivente”. Ovvero, può essere modificata. Un concetto che il leader del Cremlino ha voluto ribadire ieri dal Vietnam, parlando ai giornalisti in conferenza stampa dopo il suo incontro con le massime autorità del paese asiatico. “Stiamo pensando a come cambiare la nostra strategia nucleare”, ha dichiarato Putin, spiegando che le eventuali modifiche si starebbero rendendo sempre più necessarie a causa delle continue provocazioni di Stati Uniti e soci, che secondo il presidente russo starebbero puntando a “ridurre la soglia per l’uso delle armi nucleari sviluppando ordigni atomici di piccolissima potenza”.
“Tra gli esperti occidentali”, ha spiegato l’inquilino del Cremlino, “c’è l’idea di utilizzare questi mezzi di distruzione. Non che ci facciano paura, ma dobbiamo comunque prestarvi attenzione”, ha poi aggiunto il presidente, che dall’inizio della guerra in Ucraina è stato invitato da diversi analisti militari russi ad abbassare la soglia per l’uso delle armi nucleari. Il tempo dirà se questo sarà effettivamente la modifica che Mosca deciderà di mettere in atto, ma Putin ha comunque voluto chiarire che per il suo paese “non vi è alcuna necessità di effettuare un attacco atomico preventivo”. Per il presidente, se la Russia dovesse essere aggredita per prima, sarebbe comunque in grado di rispondere efficacemente all’offensiva, “distruggendo il nemico con totale garanzia di successo”.
Putin -che ha anche accusato la NATO di essersi già trasferita in Asia in modo permanente, creando così una minaccia per tutti i paesi della regione- ha poi ribadito che non esiterebbe a usare armi atomiche di fronte a minacce contro la “sovranità” e l’ “integrità territoriale” del suo paese. Secondo il presidente, ciò che l’Occidente non ha ancora capito è che è semplicemente impossibile infliggere una “sconfitta strategica” a Mosca. Se la Russia venisse attaccata, risponderebbe senza esitazioni. Un concetto che il Cremlino ha ripetuto a più non posso negli ultimi 2 anni, ma che Washington e i suoi espostissimi alleati europei sembrano ancora non voler capire, preferendo invece continuare a giocare con il fuoco sull’orlo del baratro.