di Domenico D’Amico
Torna di nuovo attuale uno schema retorico classico, che si può sintetizzare così: “abbiamo sbagliato a essere troppo buoni”.
E come un mantra che viene ripetuto ogni volta le evidenze si fanno pericolosamente evidenti per chi sulla scena ha necessità di apparire come il “Salvatore”, come il “Buono”, ovvero gli Stati Uniti d’America.
E’ già successo con Saddam Hussein in Iraq e poi con Osama Bin Laden in Afghanistan, tanto per fare gli esempi più recenti e clamorosi: creature degli americani nate per gestire da remoto gli affari mediorientali, usate poi alla fine per giustificare qualsiasi cosa, anche la loro eliminazione fisica nel momento in cui incarnavano ormai il male assoluto.
L’oggetto dello ‘scandalo’ questa volta è l’ufficio politico di Hamas che ha la sua sede in Qatar. Ormai considerata l’organizzazione terroristica più pericolosa al mondo, Hamas diventa una pietra dello scandalo per il Qatar che viene accusato di essere complice con chi in questo momento viene considerato il Male Assoluto.
Ed ecco quindi che l’ambasciatore del Qatar prova a smarcarsi dall’angolo: in alcune sue dichiarazioni che sono state riportate ieri dal Wall Street Journal e riprese poi dai quotidiani di tutto il mondo, compreso il Corriere della Sera, egli dice infatti che «Il Qatar effettivamente è un finanziatore e sponsor di Hamas, ma lo è con il consenso e perfino l’incoraggiamento degli Stati Uniti e di Israele” e poi sottolinea che «L’ufficio politico di Hamas nel Qatar venne aperto nel 2012 dopo una richiesta da Washington per stabilire linee indirette di comunicazione con Hamas”.
E infine, parlando di flussi di finanziamento per Hamas dice: «Tutti gli aiuti umanitari dal Qatar a Gaza sono consegnati direttamente alle famiglie palestinesi. Altri finanziamenti dal Qatar forniscono elettricità alle case di due milioni di abitanti di Gaza. L’aiuto dal Qatar è distribuito in pieno coordinamento con Israele… È soggetto a garanzie e controlli quando viene instradato attraverso Israele verso Gaza».
Facendo intendere che questi finanziamenti non passino per le mani di Hamas: parte questa decisamente poco credibile.
Ed ecco che subentra la subdola retorica dell’errore di valutazione, del troppo buonismo: per far del bene a Gaza, abbiamo finito per finanziare il Male Assoluto, dicono surrettiziamente i “Buoni”; è infatti proprio Washington, tramite le eccellenti relazioni con il Qatar, ad essere il maggior finanziatore di Gaza, con 344 milioni di dollari all’anno.
Finanziamenti che non sono mancati neanche da Israele, come sembra far intendere lo stesso ambasciatore qatarino: per come le comodava certo, per spaccare i fronti interni palestinesi e allontanare per sempre di più la soluzione del conflitto, dicono molte altre fonti. La seconda parte di questo gioco retorico è banale nella sua incredibile semplicità: i “Buoni” devono riparare il loro errore e sono ‘costretti’ a intervenire.
Il risultato finale è quello che vediamo: Hamas non è più considerato un interlocutore ed incarna il Male Assoluto; ma neanche più Al Fatah o l’Autorità Palestinese sono interlocutori, realizzando proprio quello che si voleva: l’impossibilità di una soluzione politica del problema, aprendo la strada all’opzione militare come unica possibile. E con il via libera ottenuto dopo i fatti del 7 ottobre, i “Buoni” possono finalmente intervenire e fare qualsiasi cosa di Gaza e della Palestina in generale e forse del Medio Oriente tutto.
Quindi nessun errore in realtà: ma strategia perfettamente riuscita, anche nel conservare di fronte a una certa opinione pubblica distratta, ma ampiamente maggioritaria, il ruolo del ‘Salvatore’.