di Fabio Belli
Prosegue il caos nel Regno Unito dove decine di città sono state scosse da proteste e rivolte.
La miccia si è accesa quando, nei giorni scorsi, un adolescente britannico di origine ruandese ha accoltellato a morte tre bambine in una scuola di danza nella città di Southport, vicino a Liverpool. Le proteste sono poi degenerate in una reazione più ampia contro l’Islam e l’immigrazione di massa. Un hotel ospitante i richiedenti asilo è stato dato alle fiamme ieri a Rotherham.
Le forze di sicurezza sono riuscite a circondare l’edificio, respingere la folla e a spegnere l’incendio. Almeno un agente di polizia è rimasto ferito. Oltre 150 persone sono state inoltre arrestate a Liverpool, Manchester, Leeds e altre città britanniche. In alcune di esse, tra cui Bolton e Stoke, sono state avvistate folle di manifestanti musulmani, alcuni armati di coltelli e machete.
Il premier britannico, Keir Starmer, ha annunciato la mobilitazione delle forze dell’ordine in tutto il Paese per reprimere le proteste e fermare gli scontri tra migranti e britannici, mentre il ministro degli Interni ha reso noto che alle moschee inglesi verrà offerta una nuova protezione di emergenza. Il leader del partito britannico Reform UK, Nigel Farage, ha suggerito persino l’intervento dell’esercito per sedare le rivolte.
Delle proteste britanniche si è interessata anche Mosca tramite la portavoce degli Esteri Maria Zakharova, che ha messo in guardia le autorità di Londra dall’uso sproporzionato della violenza contro i manifestanti. “Spesso sentiamo dalla Gran Bretagna accuse infondate contro il nostro Paese di repressione del dissenso e censura, nonché forti appelli alla democrazia e al rispetto dei diritti umani. Tuttavia, in questo caso, sono le autorità britanniche e la polizia che devono agire esclusivamente sulla base delle leggi. Vi ricordiamo che i cittadini hanno tutto il diritto di esprimere disaccordo con le politiche delle autorità”, ha concluso la Zakharova.