di Jeff Hoffman
Contrariamente a quanto dichiarato dal governo italiano, tra ottobre e novembre del 2023 il “fu Belpaese” ha inviato a Israele armi e munizioni per un valore di 817.536 euro.
“L’Italia ha interrotto l’invio di qualsiasi tipo di armi a Israele dall’inizio della guerra di Gaza. È tutto bloccato”, aveva dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un’intervista pubblicata il 20 gennaio dal quotidiano Il Giorno, ma stando ai dati statistici sull’esportazione italiana, Roma avrebbe incassato da Tel Aviv 233.000 euro a ottobre e quasi 585.000 a novembre, confermando l’incurabile sindrome di Pinocchio di cui sembrano affetti tutti i governanti e portaborse nostrani.
Esportazione o non esportazione, in ogni caso, Roma è militarmente legata a Tel Aviv sin dalla firma del memorandum d’intesa del 2003, siglato dal governo Berlusconi e tramutato in legge due anni più tardi.
Resta il fatto che il 9 ottobre 2023 Stati Uniti, Inghilterra, Germania Francia e Italia rilasciarono una dichiarazione congiunta che non lascia spazio a dubbi: “continueremo a unirci e coordinarci come alleati e amici di Israele, sostenendo e assicurandoci che Israele sia in grado di difendersi e, in definitiva, garantire un Medio Oriente pacifico e integrato”.
A confermare il diretto coinvolgimento dell’Italia nella strage degli innocenti palestinesi ci ha pensato il sito israeliano di informazioni militari,Israel Defense, che annovera i cannoni Tiphoon da 76 mm fabbricati in Italia da Oto Melara fra gli armamenti a disposizione dell’esercito israeliano.
“I cannoni OTO Melara da 76/22 armano le quattro corvette lanciamissili della classe Sa’ar 6 ‘Magen’ consegnate dalla Germania alla Marina Militare israeliana a fine 2020 e sono attualmente impiegate nelle operazioni di guerra contro Gaza”, ha fatto sapere il giornalista d’inchiesta Antonio Mazzeo.
Allargando lo sguardo si evince che gli Stati Uniti d’America hanno aumentato le esportazioni globali di armi di oltre il 14% rappresentando il 40% delle esportazioni globali a fronte della Russia che è andata in senso opposto diminuendo le esportazioni del 31%. A registrare un forte aumento dell’export bellico c’è invece l’Italia che ha visto un aumento del 45% dietro alla Corea del Sud che ha aumentato le esportazioni del 74% rispetto ai 5 anni precedenti.
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, si legge sulla fu Costituzione Italiana che, purtroppo, resta da sempre il desiderata della Repubblica Parlamentare Italiana che, nostro malgrado, possiamo definitivamente dare per morta.