di Gionata Chatillard
Il sabotaggio del Nord Stream e le sanzioni contro Mosca non sono servite, almeno per il momento, a portare a casa il risultato sperato da Washington. Il disaccoppiamento energetico dalla Russia, infatti, non è ancora totale, e proprio per questo Bruxelles sta lavorando instancabilmente per liberarsi definitivamente dal gas che continua ad arrivare da Est. A dichiararlo è il portavoce della Commissione Europea, Tim McPhie, particolarmente preoccupato per gli ingenti volumi di combustibile russo che ricevono paesi come Ungheria, Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Italia. In totale, circa 15 miliardi di metri cubi all’anno, una quantità che Bruxelles intende sostituire al più presto ricorrendo a forniture alternative, come quelle di gas naturale liquefatto.
L’occasione per sbarazzarsi di queste quote residue è la scadenza del contratto quinquennale firmato tra Mosca e Kiev nel 2019. Contratto, questo, che la Commissione Europea non intende assolutamente rinnovare, nonostante diversi paesi dipendano ancora dalle forniture che ancora scorrono attraverso le ultime 2 linee di transito ancora attive: quella che taglia l’Ucraina e il TurkStream.
Prescindere da questi gasdotti sarà però difficile per i paesi dell’Europa centrale senza sbocco sul mare, che non potranno ricevere i carichi di GNL che arrivano via nave. Fra questi, a preoccupare Bruxelles c’è soprattutto l’Austria, che negli ultimi anni ha addirittura aumentato gli acquisti di energia russa. Il paese alpino dipende oggi per il 98% del proprio fabbisogno da queste forniture, contro l’80% che faceva segnare prima del conflitto in Ucraina e delle sanzioni. Vienna ha recentemente ammesso che è improbabile riuscire a sostituire queste quote a breve termine. Del resto, lo stesso cancelliere Karl Nehammer ha sottolineato che il più grande fornitore di gas austriaco, OMV, ha firmato contratti con Gazprom fino al 2040, e che non potrà semplicemente rescinderli con un tratto di penna. Piaccia o non piaccia a Bruxelles.