di Fabio Belli e Margherita Furlan
Gli Stati Uniti starebbero strumentalizzando le controversie territoriali tra Cina e India per i propri interessi.
Il dipartimento di Stato statunitense, tramite il portavoce Vedant Patel, ha infatti affermato alcuni giorni fa di riconoscere l’area contesa dell’Arunachal Pradesh come parte dell’India, opponendosi con forza a qualunque tentativo di rivendicazione da parte di Pechino.
Pechino ha reagito con durezza all’intervento di Washington: “La delimitazione dei confini tra Cina e India non è mai stata completata e non ha nulla a che fare con gli Stati Uniti”, ha precisato il ministero degli Esteri, ribadendo che “tutti sanno che gli Stati Uniti hanno sempre usato mezzi indiscriminati per provocare e utilizzare le controversie di altri Paesi per servire i propri egoistici interessi geopolitici”.
La tensione è aumentata dopo che il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha visitato l’Arunachal Pradesh il 9 marzo scorso. Modi in tale occasione ha inaugurato un progetto di tunnel da 100 milioni di dollari per fornire connettività alla regione strategica di Tawang e aiutare l’India a rafforzare la difesa lungo il confine di fatto con la Cina, lungo 3.500 chilometri, noto come Linea di controllo effettiva.
Secondo i media ufficiali cinesi però, “la Cina non riconosce il cosiddetto ‘Arunachal Pradesh’ creato illegalmente dall’India e vi si oppone fermamente” fin dal 1962, quando una breve guerra si concluse con la perdita di fatto dell’esercito indiano.