di Gionata Chatillard
Se fino a poco tempo fa erano i palloni aerostatici a preoccupare le autorità statunitensi, l’ultima minaccia dello spionaggio cinese sembra adesso arrivare dai fondali marini. A lanciare l’allarme è il Dipartimento di Stato, convinto che Pechino potrebbe sabotare i cavi subacquei che trasportano il traffico internet attraverso l’Oceano Pacifico. Proprio per questo, il Governo statunitense ha già messo in guardia Google, Meta e gli altri giganti della Silicon Valley, denunciando l’elevata vulnerabilità di queste infrastrutture sottomarine.
A provocare i sospetti di Washington sarebbero le non troppo chiare attività della S. B. Submarine Systems, azienda cinese che fa parte del consorzio internazionale incaricato di riparare i cavi di comunicazione subacquei. Una compagnia che, a detta del Dipartimento di Stato, manterrebbe spesso nascosta la posizione delle sue navi dai servizi di tracciamento radio-satellitari. Un comportamento dietro al quale, denuncia Washington, potrebbe nascondersi l’intenzione di manomettere queste infrastrutture o di intercettarne le informazioni.
L’invito dell’Amministrazione Biden alle Big Tech, insomma, è quello di fare a meno dei servizi delle compagnie cinesi per rivolgersi invece a quelle che vengono definite come “entità fidate” e capaci di lavorare in modo “trasparente e sicuro”. Ovvero ad aziende occidentali, in quello che alla fine risulta essere un ennesimo passo verso il disaccoppiamento, con Washington più che mai impegnata a tagliare i ponti con Pechino a suon di sanzioni e misure protezionistiche. Ma anche a mettere le mani avanti nell’eventualità che nei fondali del Pacifico possa verificarsi prossimamente un incidente simile a quello che un paio di anni fa mise fuori gioco il Nord Stream nel Mar Baltico.