di Gionata Chatillard
Il presidente cinese, Xi Jinping, ha incontrato ieri a Pechino una delegazione di amministratori delegati di alcune delle principali multinazionali statunitensi, con l’obiettivo di rassicurarli in un momento di crescente tensione -commerciale e non solo- fra le 2 sponde del Pacifico. Di fronte ai manager di compagnie come Blackstone, Bloomberg e FedEx, il leader della Repubblica Popolare ha dichiarato che l’economia del suo paese è sia “sana” che “sostenibile”, e che il suo Governo farà di tutto per fornire più spazio alle aziende straniere.
Xi ha poi sottolineato come i legami economici fra Cina e Stati Uniti siano reciprocamente vantaggiosi, portando sostanzialmente un messaggio di apertura che contrasta con le recenti misure intraprese dalle 2 nazioni, che si stanno continuando a colpire a suon di sanzioni e misure protezionistiche. Misure che hanno un chiaro significato politico, e che proprio per questo non vengono sempre ben digerite dai colossi del commercio privato, su cui Pechino prova in questo momento a fare leva per ricucire uno strappo che sembra ormai allargarsi ogni giorno di più.
Emblematico è in questo senso il caso della Apple, il cui amministratore delegato, Tim Cook, si trova proprio in queste ore nella capitale cinese. Lo scorso anno, per la prima volta, l’azienda statunitense è stata il più grande venditore di smartphone nel paese asaitico. Ciononostante, il nuovo contesto normativo implementato da Pechino in risposta alle sanzioni occidentali preoccupa non poco il marchio della mela, che nelle ultime settimane ha già registrato pesanti ricadute sulle vendite.
Queste sono dunque le problematiche al centro del dialogo fra il Governo cinese e le multinazionali statunitensi. Un dialogo che però dovrà inevitabilmente fare i conti anche con la politica, come ha ricordato nelle ultime ore Janet Yellen. Il segretario al Tesoro, in procinto di viaggiare a Pechino, ha infatti già annunciato che eserciterà pressioni sulla Cina affinché la Repubblica Popolare elimini i sussidi che, a detta della responsabile statunitense, distorcerebbero il mercato globale, comportando gravi rischi per le imprese e i lavoratori americani.
La Yellen, in poche parole, esige che Pechino produca meno. Ovvero che sia meno competitiva, per non danneggiare così gli interessi commerciali statunitensi in settori come quello dei veicoli elettrici. Tema, questo, che preoccupa anche l’Europa, e che rischia di portare a uno scontro frontale fra l’Occidente e Pechino. Per evitarlo, Xi ha convocato ieri anche Graham Allison, il politologo di Harvard che per primo aveva applicato l’immagine della “trappola di Tucidide” alle relazioni fra Stati Uniti e Cina, mettendo in guardia i 2 paesi dal non ripetere l’errore commesso secoli fa da Sparta e Atene, che a forza di aumentare la tensione per timore del rivale, finirono poi per affrontarsi in una guerra vera e propria, quella del Peloponneso.