di Margherita Furlan
L’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, si è rammaricato nell’aver persuaso l’Ucraina nel 1994 a rinunciare alle armi nucleari. Ma se l’Ucraina non potrà, almeno per ora, contare sulle armi nucleari, penserà a tutto la NATO. Secondo quanto affermato dal signore della guerra, Jens Stoltenberg, i ministri degli Esteri dell’Alleanza avrebbero concordato di iniziare a sviluppare un programma strategico pluriennale di assistenza all’Ucraina, che continuerà a funzionare anche dopo la fine del conflitto, che leggendo fra le righe significa guerra infinita.
«All’Ucraina deve essere fornita una tabella di marcia chiara per l’adesione alla NATO: non possono esserci zone grigie nella sicurezza europea». Lo ha detto oggi, alla riunione dei ministri degli Esteri della NATO a Bruxelles, il ministro degli Esteri estone, Urmas Reinsalu, sottolineando che il suo Paese ha deciso di aumentare in modo significativo il contributo al pacchetto di assistenza all’Ucraina e ha chiesto agli alleati di fare altrettanto «per aiutare l’Ucraina a vincere la guerra» nel minor tempo possibile.
«Parlare dell’adesione dell’Ucraina alla NATO è del tutto irrealistico, ha risposto il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto. Penso che ora sarebbe giusto concentrarsi su una cosa, ha precisato il capo della diplomazia magiara: mettere fine alla guerra il prima possibile. E secondo me, è necessario astenersi da tutte le decisioni, manifestazioni e persino dichiarazioni che portino a un’escalation».
Tuttavia in Ucraina, riferisce la Reuters, per la controffensiva che Kiev vuole far partire nelle prossime settimane sarebbero già pronte otto nuove brigate d’assalto, per un totale di 40mila soldati. Le adesioni arriverebbero a seguito di una sostenuta campagna di reclutamento su social media e cartelloni pubblicitari. Le nuove brigate, arruolate dal ministero dell’Interno, combatteranno al fianco di unità dell’esercito regolare. Una brigata avrà il nome di una montagna della Crimea, Kara Dag, dato significativo visto che secondo le intenzioni palesate dal consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak, “l’Ucraina riprenderà la penisola in un tempo molto breve, sei mesi, cinque mesi, sette mesi. Per Podolyak se Mosca comincia a ritirare le sue truppe dall’Ucraina, Kiev può sedersi al tavolo dei negoziati con Mosca e «discutere sulla questione del ritiro diplomatico dei russi dalla Crimea, considerata temporaneamente occupata». “Il ponte di Kerch sarà demolito dopo la de-occupazione russa», ha subito precisato il consigliere, evidentemente un chiaro segno di pace e di volontà di trattare.