di Margherita Furlan
«Era un grande amico della nostra gente e ha fatto molto per sviluppare relazioni commerciali e amichevoli tra la Russia e i Paesi europei. E’ stato l’iniziatore dello sviluppo delle relazioni tra la Russia e la NATO. Fu su sua iniziativa e con la sua partecipazione che si crearono gli opportuni meccanismi d’interazione». Con queste parole Vladimir Putin ricorda l’amico Silvio Berlusconi, forse l’unico uomo che avrebbe ancora potuto mediare sul conflitto ucraino.
La notizia della morte di Silvio Berlusconi domina tutta la stampa internazionale, ma non sempre in modo rispettoso del momento della morte. ‘Scandalo’ è il termine che più ricorre negli articoli che nel mondo descrivono la figura di Berlusconi. Il New York Times in primis non è tenero e lo definisce «lo sfacciato magnate dei media che ha rivoluzionato la televisione italiana con canali di proprietà privata che ha usato per diventare il primo ministro più polarizzante e perseguitato del Paese». «Ha introdotto sesso e glamour nella tv italiana e poi ha portato la stessa formula in politica, dominando il Paese e la sua cultura per più di 20 anni»: così dà la notizia il più grande quotidiano statunitense. Non meno duro il tedesco Spiegel che descrive Berlusconi come “la più pericolosa hit italiana” che “ha plasmato la politica per decenni, ha creato un impero economico e ha causato scandali in serie”. Noi ci limitiamo a sottolineare alcuni fatti: Silvio Berlusconi è stato iscritto alle liste della loggia massonica occulta P2, di Licio Gelli. Mentre, secondo la sentenza che ha condannato in via definitiva Marcello Dell’Utri a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, per diciotto anni, dal 1974 al 1992, lo stesso ex senatore Dell’Utri è stato il garante “decisivo” dell’accordo tra Berlusconi e Cosa nostra con un ruolo di “rilievo per entrambe le parti: l’associazione mafiosa traeva un costante canale di significativo arricchimento; l’imprenditore Berlusconi restava interessato a preservare la sua sfera di sicurezza personale ed economica”. Inoltre “la sistematicità nell’erogazione delle cospicue somme di denaro da Marcello Dell’Utri a Cinà (Gaetano Cinà, boss mafioso, ndr) sono indicative della ferma volontà di Berlusconi di dare attuazione all’accordo al di là dei mutamenti degli assetti di vertice di Cosa nostra”. Anche Giovanni Falcone aveva annotato in un appunto “Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano”. Berlusconi porta con sé tanti misteri quindi, più che scandali, misteri che hanno pesantemente condizionato le sorti della Repubblica italiana. Ora la parola resta a Graviano; probabilmente l’inchiesta della Procura di Firenze sui mandanti esterni delle stragi del ’93, dov’era indagato, ora verrà chiusa; forse qualche trasmissione televisiva resterà aperta. Forse. Perché la regola resta sempre la stessa: l’Italia non deve sapere.