di Gionata Chatillard
Nonostante gli Stati Uniti abbiano annunciato l’imminente creazione di una task force internazionale per garantire la sicurezza delle navi nel Mar Rosso, le principali compagnie di trasporto marittimo hanno già deciso di stare lontane quelle acque fino a data da destinarsi. I 4 maggiori operatori occidentali del settore considerano infatti la rotta del Canale di Suez troppo rischiosa da quando lo Yemen ha iniziato ad attaccare le imbarcazioni dirette a Israele in rappresaglia per l’offensiva del Governo Netanyahu contro i palestinesi di Gaza.
In realtà, ad essere colpite negli ultimi giorni sono state anche imbarcazioni che avrebbero dovuto attraccare in altri paesi, come Arabia Saudita e Italia. Motivo per cui le compagnie di trasporto preferiscono adesso bypassare il Canale di Suez e collegare l’Asia all’Europa alla vecchia maniera, ovvero circumnavigando l’intero continente africano. Una deviazione che, oltre a rendere gli invii più cari, finisce anche per prolungarne i tempi di almeno una settimana, facendo tornare il traffico marittimo Oriente-Occidente alla situazione di oltre un secolo e mezzo fa.
Da parte sua, l’autorità egiziana che controlla il Canale di Suez -da cui circola normalmente il 10% delle merci mondiali- ha dichiarato che il traffico attraverso questa rotta è tutto sommato normale. Dallo scorso 19 novembre, solo 55 navi avrebbero preferito fare il giro lungo dal Capo di Buona Speranza, contro le 2.128 che avrebbero invece mantenuto il tragitto tradizionale. Parole che non hanno comunque tranquillizzato il Pentagono, che in attesa di imbastire l’operazione internazionale annunciata ha già inviato unilateralmente nel Golfo di Aden il gruppo d’attacco della portaerei Dwight Eisenhower.
Chi invece per il momento preferisce non intervenire nel Mar Rosso è Israele. “Stiamo dando una possibilità al mondo di risolvere la questione”, ha dichiarato il ministro della Difesa Yoav Gallant prima di lanciare un avvertimento allo Yemen. “Se sarà necessario”, ha minacciato, “sapremo come agire”.