di Elisa Angelone
La ricostruzione cosiddetta ufficiale dell’attentato ai gasdotti Nord Stream dello scorso autunno si arricchisce di nuovi dettagli. Il ritrovamento sul fondo del Baltico di uno stivale da sub da parte del portale The Grayzone continua ad essere ignorato, ma sembra coincidere con un nuovo slancio nelle indagini ad opera dei paesi occidentali coinvolti. E’ ora la volta degli investigatori tedeschi, la cui inchiesta punta i riflettori sulla vicina Polonia, che, secondo quanto riferito dal WSJ, potrebbe essere stata utilizzata dal gruppo di fantomatici sabotatori ucraini come “base operativa” per l’attentato. Gli inquirenti tedeschi avrebbero infatti ricostruito il viaggio dello yacht utilizzato dai sabotatori per minare i gasdotti e appreso così che l’imbarcazione sarebbe entrata anche nelle acque territoriali polacche prima che si verificasse l’esplosione. Lo yacht sarebbe stato noleggiato tramite un’agenzia polacca e le tracce di esplosivo e DNA trovate a bordo sarebbero ancora al vaglio degli inquirenti. L’indagine menzionerebbe anche un furgone bianco con targa polacca che avrebbe rifornito la barca, il che farebbe della Polonia una sorta di centro logistico e di finanziamento degli attacchi.
I funzionari di Berlino si sono affrettati a dichiarare che non ci sono prove del coinvolgimento del governo polacco nel sabotaggio, mentre da Varsavia arriva una forte smentita per bocca del capo dei servizi segreti polacchi Stanisław Żaryn, per il quale la pista russa sarebbe ancora valida e dunque non ci sarebbe motivo di associare la Polonia all’attentato. Secondo il funzionario polacco si tratterebbe dell’ennesima campagna di disinformazione del Cremlino per danneggiare Kiev e Varsavia.
Alla luce di queste nuove scoperte, che hanno tutta l’aria di tentativi di allontanare la responsabilità del sabotaggio dai veri mandanti, le tensioni mai sopite tra Polonia e Germania potrebbero accentuarsi.