di Fabio Belli
“Ho sempre desiderato una Russia forte, indipendente e sovrana. E spero che i risultati del voto permetteranno a noi, insieme al nostro popolo, di perseguire questi obiettivi”, è quanto ha affermato il presidente russo, Vladimir Putin, all’indomani della vittoria elettorale.
Sulle priorità del nuovo mandato il capo del Cremlino ha parlato dell’Operazione Speciale e, visti gli incrementi degli attacchi a Belgorod, ha ribadito la necessità di creare una “zona sanitaria” nei territori adiacenti dell’Ucraina che, a suo dire, sarà piuttosto difficile superare. Proprio in riferimento agli attacchi alle regioni di confine, Putin ha detto che Kiev ha impiegato fino a 5.000 uomini, gettandoli come carne al macello per gli assalti: “se a loro piace così, in linea di principio ci sta bene, è un vero tritacarne per loro. Stanno combattendo armi in pugno contro di noi”, ha affermato Putin che, non escludendo in futuro un conflitto diretto tra Russia e NATO, ha puntualizzato come nessuna delle parti abbia interesse a farlo.
Il tutto nonostante il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, abbia chiesto proprio oggi di rafforzare il potenziale di difesa dell’Europa e di passare ad una modalità di “economia di guerra”. Non a caso, la NATO sta costruendo in Romania la sua più grande base militare in Europa. La base sarà costruita sulle sponde del Mar Nero nel villaggio di Mihail Kogalniceanu vicino alla città di Costanza. A riferirlo è il canale televisivo di stato rumeno Tvr, secondo cui sarebbero già iniziati i lavori per espandere il complesso militare già esistente. Il progetto, oltre ad ampliare le piste dell’aeroporto e a modernizzare la struttura, prevede la costruzione di una vera e propria cittadella militare simile alla base aerea di Ramstein, dove vivranno più di 10.000 militari della NATO con le loro famiglie L’investimento del governo rumeno nella base è stimato in circa 2,5 miliardi di dollari.
Al contempo, l’esercito statunitense contribuirà a finanziare la costruzione di un porto marittimo sull’isola filippina di Batanes, situata un punto cruciale tra il Pacifico occidentale e il conteso Mar Cinese Meridionale a 200 km da Taiwan.
Nonostante gli intenti di destinare il nuovo porto siano per scopi civili e umanitari, Batanes funge già da sito di addestramento per esercitazioni militari congiunte, l’ultima delle quali l’anno scorso ha visto il dispiegamento di 17.000 soldati americani e filippini.
Nella folle e cieca belligeranza occidentale vanno a includersi le ultime offensive israeliane che oggi hanno preso d’assalto l’ospedale al-Shifa di Gaza utilizzando carri armati e droni, causando un incendio e sparando contro le persone all’interno del complesso. Tel Aviv ha giustificato l’azione affermando di condurre “un’operazione ad alta precisione” contro coloro che definisce “combattenti anziani di Hamas”.
Successivamente, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kan’ani, ha accusato Israele non solo per la sua sconfitta nella Striscia di Gaza, ma anche per aver perso il suo futuro. “Il regime non avrà posto nell’opinione pubblica mondiale”, ha affermato Kan’ani.