di Gionata Chatillard
Si sono concluse con un successo operativo le esercitazioni delle forze armate cinesi intorno a Taiwan. A comunicarlo sono stati i vertici dell’Esercito, spiegando come per 3 giorni siano stati simulati diversi “attacchi contro obiettivi chiave” dell’isola. Le manovre militari, ha riferito il Ministero degli Esteri, dovre\bbero servire da “monito” per le forze secessioniste di Taipei che sperano di tagliare per sempre i ponti con Pechino mettendosi nelle mani di Washington. “Indipendenza e pace sono scenari che si escludono a vicenda”, ha chiarito senza mezzi termini il Governo cinese, assicurando che i suoi soldati sono adesso “pronti a combattere”.
Le esercitazioni militari, che hanno visto impegnate decine di aerei da combattimento e di navi da guerra che hanno circondato l’isola del Pacifico, si sono tenute praticamente in contemporanea alla visita di Tsai Ing-wen negli Stati Uniti, dove la presidente taiwanese si è riunita con lo speaker della Camera dei Rappresentanti, Kevin McCarthy.
Secondo Taipei, le prove tecniche di invasione portate a compimento da Pechino non sarebbero altro che un tentativo di minare la “pace” e la “stabilità” della regione. Proprio per questo, Giappone e Stati Uniti non sono stati a guardare, e mentre Tokio faceva decollare i suoi jet in contemporanea con quelli cinesi, Washington spostava un cacciatorpediniere vicino alle Isole Spratly, ovvero in acque rivendicate dalla Repubblica Popolare.
Nel mentre, dall’altra parte del Pacifico continua a crescere il numero dei falchi che chiede un giro di vite all’Amministrazione Biden. Primo fra tutti il senatore repubblicano Lindsey Graham, che non solo ha suggerito di armare Taiwan fino ai denti, ma non ha neanche escluso l’impiego diretto di forze statunitensi sull’isola asiatica. Gli ha fatto eco il collega Marco Rubio, secondo il quale Washington potrebbe anche decidere di lasciare la questione ucraina all’Europa per concentrarsi totalmente sul quadrante asiatico, dove i venti di guerra spirano ormai implacabili.